Da Fukushima una spinta per nuove politiche verdi

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La tragedia che si sta consumando in questi giorni in Giappone ha costretto il mondo intero a ripensare il nucleare. A Fukushima si è ormai di fronte alla più grande catastrofe nucleare del pianeta. Le autorità nipponiche negano che sia per gravità superiore agli incidenti accaduti a Cernobyl (1986) e a Three Mile Island (1979) in California

Roma, martedì 26 aprile 2011 – Ad un mese dalla catastrofe dell’impianto nucleare di Fukushima, giorno dopo giorno, tra annunci e smentite dell’agenzia nazionale per il nucleare, la Tokyo Electric Power Co (TEPCO), l’allarme radioattività è cresciuto fino a toccare il livello 7, il massimo accertabile sulla scala internazionale. Danneggiata dal terremoto e dal successivo tsunami, che ha riversato sulla costa nord orientale del Giappone, onde alte 11 metri, l’impianto nucleare di Fukushima sta mettendo in pericolo la vita di milioni di abitanti, costringendo tutte le nazioni, che fanno uso del nucleare per scopi civili, a rivedere il loro impegno. 

Il nocciolo dei reattori 2 e 3, a causa della rottura dei sistemi di raffreddamento, ha attivato il processo di fusione. Dalle barriere di cemento armato, che racchiudono i reattori e il combustibile, fuoriesce materiale radioattivo. La stessa acqua utilizzata per raffreddare i reattori, in attesa che sia ristabilito l’impianto di raffreddamento, altamente radioattiva, è stata dispersa nell’ambiente circostante, facendo registrare picchi di radioattività nel terreno sottostante la centrale e nel mare. È difficile però riuscire ad arrivare alla verità. La Tepco finora è stata parca nel fornire le notizie. Se non del tutto reticente, in più di un’occasione ha ritardato di divulgare fatti e circostanze che consentissero di appurare la vera entità del disastro ambientale in atto. Il risultato appare però quanto mai evidente. Siamo di fronte ad un evento di ampie proporzioni, che con il passare dei giorni si annuncia quasi biblico. Sembra ormai chiaro che i tecnici non riescono a frenare la fusione dei due reattori, tra cui il n. 3 arricchito di Plutonio è il più pericoloso.

Il sussulto internazionale all’indomani della tragedia nucleare è stato immediato. Al di là del sostegno messo a disposizione da Stati Uniti e Francia alle autorità nipponiche, visto la cattiva prova che ha dato e sta dando tuttora la chiacchierata agenzia nazionale per il Nucleare, che è privata e non nazionale, lo “tsunami” emotivo che ha investito tutto il mondo è stato imponente. La Germania per bocca della sua Cancelliera Angela Merkel si è affrettata a dire che “prima la nazione uscirà dal nucleare meglio sarà”. Questo non le ha impedito di subire un pesante tracollo in termini elettorali. In Italia, altro paese di centro destra, il governo Berlusconi ha posto una moratoria di un anno all’impegno di costruire centrali nucleare. Una mossa tattica presa per evitare la possibile disfatta alle prossime scadenze elettorali: referendum contro il nucleare a giugno, elezioni amministrative a maggio.

Anche il Presidente Obama ha affermato che per uscire dal nucleare bisogna puntare con maggiore convinzione sulle fonti rinnovabili. Cosa peraltro che l’America sta facendo dall’inizio del suo mandato presidenziale. L’Unione Europea invece ha annunciato stress test su tutte le centrali presenti nell’Eurozona, per verificare lo stato dei reattori, alcuni di questi datati almeno quanto quelli di Fukushima. Il fatto è che per quanti calcoli previsionali si facciano, non si potrà ipotizzare con esattezza, e dunque prevenire con certezza, un possibile evento naturale per mettere in sicurezza le centrali. Gli ipotetici ordini di grandezza per l’uomo non combaciano quasi mai con quelli che impone la natura. Il terremoto giapponese e il devastante tsunami hanno dimostrato la vanità dei sistemi di sicurezza. Ammesso che questi fossero della reale portata di quanto annunciato dal governo giapponese.

L’unica nota positiva di questa tragedia, a cui il mondo guarda per la verità un po’ annoiato, distratto com’è dalla guerra in Libia e dal procedere delle proteste nel mondo arabo, è il risveglio di una coscienza ecologista. In Germania, dove si sono svolte le elezioni dei land a pochi giorni dai fatti di Fukushima, il partito dei verdi, in affanno di voti e consenso nell’ultimo decennio, ha avuto un’impennata di voti, raggiungendo quote percentuali impensabili. In Italia le prossime elezioni amministrative potrebbero ridare linfa ai partiti schierati contro il nucleare. Lo stesso governo giapponese è stato accusato di aver atteso la conclusione delle elezioni, tenutesi domenica 10 aprile, per dare la notizia che il livello di emergenza aveva raggiunto il grado 7. In Francia il risveglio dell’ambientalismo può giocare un ruolo di rilievo alle prossime presidenziali. Al di là del fatto che alcuni partiti per motivi di opportunismo politico cavalcano l’incidente giapponese, soffiando sul fuoco della paura, Fukushima sta offrendo nuovi argomenti per una massa al bando del nucleare in Europa, dove sono attivi e operanti ben 195 siti nucleari. Altri 11 sono in costruzione nella sola Russia. Ai governi si chiede un maggiore impegno e coinvolgimento nella ricerca di fonti rinnovabili di energia. Eolico e solare sembrano le due principali alternative a petrolio e nucleare. La riconversione nei paesi nordeuropei è da tempo in atto, ma questa potrà veramente decollare se l’energia alternativa diventerà anche uno dei motori trainanti dell’economia nei prossimi anni.

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