Il re è nudo e la coperta forse non si trova

Il re è nudo e la coperta forse non si trova

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Dopo il voto referendario lo scenario politico italiano è quanto mai di difficile interpretazione. Aleggiano troppe variabili impazzite tra cui il raduno leghista di Pontida e il prossimo passaggio alle camere per la fiducia ai nuovi sottosegretari

Roma, martedì 14 giugno 2011 – Quorum raggiunto nonostante tutto. La tornata referendaria di domenica e di lunedì ha visto prevalere il desiderio degli italiani di dire no al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e al disegno di Legge del Ministro Alfano sul legittimo impedimento. Non solo è stato raggiunto un’alta percentuale di votanti, ma il Si ha prevalso in modo netto e inequivocabile. L’impegno del Governo e di tutto il centrodestra per boicottare i quesiti non è andato a buon fine. A poche ore dalla chiusura dei seggi, quindi ad urne ancora aperte, il Ministro Maroni prima e poi il fuoco di fila di esponenti della Maggioranza e lo stesso Berlusconi hanno provato a indebolire la volontà dei cittadini di recarsi alle urne. Dire a poche ore dalla chiusura dei seggi che il quorum è stato “abbondantemente raggiunto”, senza dare cifre e percentuali, oltre a violare il silenzio elettorale poteva recare un danno all’istituto referendario. Poteva far allentare l’impegno civico di chi ancora non aveva espresso il proprio voto. Ma in questo difficile clima da fine legislatura (che potrebbe durare anche fino alla scadenza naturale del mandato elettivo) di violazioni non solo alla prassi ma anche alla sostanza della Carta ce ne sono state e ce ne saranno.

Così non è stato e l’affluenza maggiore si è avuta al nord e al centro, rispetto al sud e alle isole. Segno che nell’Italia del 2011 il risveglio civico è più localizzato nelle regioni feudo della Lega Nord, ossia della Secessione (come hanno dimostrato le passate elezioni di Milano). Interessante infatti è il dato di Napoli, che dopo aver voltato pagina con l’elezione di De Magistris, ha fatto registrare una bassa affluenza ai seggi. Ad ogni modo lasciamo stare i quesiti sul nucleare e sull’acqua pubblica. Bocciati senza appello dagli italiani. È interessante invece il quarto quesito, quello relativo al Legittimo Impedimento, Legge in parte modificata dalla Consulta e cassata con decisione dagli italiani, molti dei quali moderati o di centrodestra. Il quesito non è mai stato tirato in ballo nei giorni di campagna elettorale. Maggioranza e Comitati per il Si (leggi anche Opposizione) hanno preferito concentrare l’attenzione verso i quesiti “tecnici”, ritenuti più sentiti dai cittadini, evitando di politicizzare il voto. Eppure il centrodestra, dietro l’apparente neutralità del “lasciamo libertà di voto ai nostri elettori”, ha tentato più volte di disinnescare il voto sul nucleare, conscio che il trend emozionale degli italiani, dopo i fatti di Fukushima, avrebbe fatto da traino al vero quesito dirimente per B. e tutto il centrodestra: quello della scheda verde sul Legittimo Impedimento.

Adesso il re è nudo. Non ha più nessuna copertura legislativa. La volontà popolare (sempre evocata contro i giudici di sinistra, rei di voler stravolgere la democrazia italiana) è stata chiara e netta. La legge è uguale per tutti e i processi nei confronti di B. si devono svolgere nelle aule appropriate. Quelle giudiziarie. Lo dicono 28 milioni di italiani circa. Da adesso in poi o il Presidente del Consiglio di dimette e si difende dalle accuse (giuste o ingiuste che siano) in tribunale, oppure porterà un attacco senza precedenti contro la democrazia italiana. Questa seconda chance però può solo tentarla con l’appoggio incondizionato della seconda e della terza gamba della Maggioranza. Ossia Lega e Responsabili, i quali ultimi arrivati sono tra l’altro tutto fuorché uniti. I prossimi passaggi politici sono di un’importanza strategica per le sorti dell’Italia. Uno sarà il tradizionale raduno di Pontida, a cui la lega giunge dopo due sonore sconfitte e con il popolo padano in rotta con i vertici storici del partito (o almeno con la politica di appoggio incondizionato al Pdl). L’altra è il passaggio istituzionale, voluto da Napoletano, con il voto di fiducia per la nuova Maggioranza. A meno che già giovedì con la fiducia posta sul Decreto Sviluppo qualcosa possa andare storto per B. Parte dei Responsabili potrebbero togliere il loro appoggio al Governo, riuscendo magari a fare harakiri. Ma quali possibilità avrebbero di essere rieletti? Poche e nessuna. Ma la possibilità non è da escludere. Oppure, altra opzione, la Lega potrebbe decidere di staccare la spina per presentarsi a Pontida con le mani libere da B. Una specie di ritrovata originaria verginità. Una Lega di lotta e non più di Governo. Magari rischiando anche di finire all’opposizione, ma avendo la possibilità di regalare a Tremonti la guida di un governo di larghe intese, istituzionale, che faccia le riforme (elettorale, fiscale e le liberalizzazioni). La terza possibilità è che la nuova fiducia consenta di stimare i numeri di cui può ancora contare la Maggioranza. Per intervenire con offerte e aperture. Ovvio che su Casini e Fini cadrebbero le preferenze.

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