B. in difficoltà, ma la Maggioranza accresce i numeri

B. in difficoltà, ma la Maggioranza accresce i numeri

  • Print
  • Add to Favorites

Ronchi, Urso e Scalia lasciano Fini e approdano nel gruppo misto. Un regalo a B. nel momento in cui la sentenza della corte dì Appello sul Lodo Mondadori mette in imbarazzo il Cavaliere. Governo moralmente più debole, ma i numeri si ingrossano

Roma, domenica 10 luglio 2011 – Dopo la sentenza in Appello che ha condannato la Mondandori a pagare 560 milioni di euro come risarcimento per il danno inflitto alla Cir di De Benedetti, sembra che Berlusconi sia ancora più debole. Gli osservatori internazionali hanno tutti riportato la notizia, sottolineando che B. sia ormai logoro sotto tutti i punti di vista. Eppure più la Maggioranza è traballante e a rischio e più le sue file si ingrossano. È di ieri la notizia che Urso e Ronchi (cui si è aggiunto Scalia), i due esponenti di Fli più critici del movimento di Fini, dopo lo strappo di Mirabello, abbiano deciso di lasciare il cofondatore del Pdl e entrare nel gruppo misto. La scelta è stata motivata con il fatto che il nuovo Segretario del Pdl adesso è Angelino Alfano e B. ha dichiarato (è uscita una sua intervista venerdì scorso su “Repubblica”) che non si candiderà premier nel 2013. Pertanto è giunto il momento di costruire la casa della destra e dei moderati. Il vero Ppe italiano. La scelta dei tre esponenti non è arrivata all’indomani della nomina, per acclamazione, dell’ex Guardasigilli, ma all’indomani dell’intervista di B. e anche della sentenza della Corte d’Appello.

Si potrà dire che la scelta era nell’aria e che Urso e Ronchi abbiano atteso le rassicurazioni di Berlusconi sulla sua vera successione (“Faro il padre nobile del Pdl”. “Al Quirinale ci andrà Gianni Letta”). Come se il Cavaliere non si sia mai smentito o non abbia mai fatto retromarcia in questi 17 anni di presenza politica. Il sospetto è però che l’operazione serva più che altro a dare il senso di una compattezza numerica a quanti, all’interno delle file della Maggioranza, percependo le reali difficoltà di B., possano cercare nuovi ombrelli politici, anticipando la fine del Governo. In una situazione politica così fluttuante un Governo istituzionale senza Berlusconi non è più così irrealistico, anzi da un certo punto di vista potrebbe essere l’occasione per alcune forze politiche, come la Lega, di rigenerarsi e recuperare consensi. Questo i dirigenti del Pdl l’hanno capito e la campagna di delegittimazione del principale antagonista di B., Giulio Tremonti, per un governo di larghe intese è partita puntuale. Chi potrebbe sostituire B. adesso che Draghi è in Europa e Tremonti sotto tiro? Pertanto l’ingresso di Urso e Ronchi in questo momento delicato è di facciata. È un’operazione di immagine, che serve a indebolire il Terzo Polo e Fini e ai fautori del Governo di responsabilità, oltre che a dare un segnale ai propri peones.

I tre non avevano mai fatto schermo alle loro posizioni vicine al Pdl e critiche nei confronti di Fini e di Fli. Inoltre in passato avevano già votato con la Maggioranza non osservando le posizioni di Fli. Non per niente sul “Futurista”, l’organo di riferimento di Futurò e Libertà, si può leggere: “Addio, senza rimpianti. È una buona notizia per il mondo che nell’ultimo anno si è raccolto attorno al presidente della Camera. Perché ora Fli è certamente un movimento più leggero, senza i lacci di chi negli ultimi mesi ha provato a corrompere da dentro l’essenza a suo modo “rivoluzionaria” della svolta finiana – e lo ha fatto dietro paraventi sempre più ridicoli, fino al comico richiamo a un non meglio definito “partito popolare europeo” da costruire magari con Scilipoti e Santanchè”. Questo però deve far riflettere sulle tattiche di B. e del suo inner circle. Sulle carte che ancora possono giocare per tentare di tenere bloccato e asservito non tanto il Paese, che ormai sembra andare da tutt’altra parte, quanto il Parlamento. Si sente ormai nell’aria che siamo alle battute finali del Berlusconismo. Il problema è però quanto a lungo durerà ancora l’agonia del Presidente del Consiglio, che rischia di trascinare l’Italia in un degrado morale, economico e materiale, che metterà a repentaglio qualsiasi futuro governo di larghe o di strette intese. In una parola la ripresa non solo economica dell’Italia.

0 Commenti

I commenti sono bloccati