La democrazia delle ricevute fiscali

La democrazia delle ricevute fiscali

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L’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi interviene nel dibattito sulla manovra economica con la proposta di introdurre il principio di onestà e di civiltà nella fiscalità italiana. Poche le repliche dal mondo politico

Roma, giovedì 18 agosto 2011 – In questo difficile momento economico, con la crisi delle borse mondiali che sta affossando l’Italia e portando sempre più in basso i consumi, l’unica vera riforma strutturale di cui il nostro Paese ha bisogno è l’introduzione del principio di onestà. Lasciando perdere le inutili disquisizioni sulla voglia che hanno o meno i multimiliardari o i giocatori di calcio di pagare il contributo di solidarietà che la nuova manovra di Tremonti vorrebbe prevedere per i redditi sopra i 90 mila euro, ha ragione Romano Prodi quando afferma che la democrazia oggi in Italia si difende con le ricevute. Per battere l’evasione fiscale e introdurre un principio di civiltà e di giustizia sociale bisogna pensare ad una riforma del sistema fiscale per cui sia possibile scaricare dalle tasse ogni singolo costo quotidiano dei cittadini.

Dal caffè alle spese medico-diagnostiche più complesse ai lavori edilizi, ogni cittadino deve poter scaricare gli oneri dalla rendicontazione delle tasse. In questo modo si avrebbe un controllo costante e indiretto, non delatorio, dei cittadini, direttamente interessati a ottenere la ricevuta della prestazione del servizio erogato o dell’acquisto effettuato per il computo della propria posizione con il fisco. Inoltre, insieme all’evasione fiscale non ci sarebbe l’evasione dell’Iva, un mancato incasso da parte delle casse statali che già di per sé potrebbe abbattere parte del nostro debito pubblico. Questo sarebbe il più importante intervento in materia economica che la classe politica italiana potrebbe fare per il bene del Paese. A seguire tutti gli altri. L’abbattimento dei costi della politica, fatti soprattutto di troppi privilegi. La liberalizzazione delle professioni, della rete di distribuzione dell’energia, di quella dei prodotti petroliferi. La risoluzione dei tanti troppi conflitti di interesse.

Purtroppo l’Italia in questo momento non è in grado di affrontare un serio dibattito sulle riforme, né tanto meno mettere in piedi gli interventi economici necessari e ormai improcrastinabili, che le consentano di superare la crisi recessiva e finanziaria. Berlusconi si sta dimostrando ogni giorno che passa incapace di gestire il Bel Paese. Lo stesso rilancio di accorgimenti economici desueti, di vecchio conio democristiano, come il condono, smentiscono (se ancora ce ne fosse bisogno) le formule retoriche con cui era sceso in campo. Nel 1994 si era presentato come l’uomo nuovo della politica, ma ha dimostrato di essere solo l’eterno ritorno della Prima Repubblica, da cui è uscito grazie all’appoggio socialista e delle lobby. Sarà ricordato come colui che ha affossato l’Italia per salvare se stesso.

Anche gli altri menbri di Governo non possono certo dirsi autorevoli. Bossi, di cui ormai non si capisce più nulla quando parla, un giorno accenna ad un salvataggio delle pensioni e ad un affossamento degli enti locali e il giorno dopo, avendo visto in faccia l’insofferenza del popolo leghista nei suoi confronti, si smentisce. Come un Berlusconi qualsiasi. Ma ormai Bossi è l’alter ego di Berlusconi. Il Ministro per la Semplificazione Legislativa Calderoli ha fatto, non si sa più bene quando, un falò con migliaia di leggi, ma sulla liberalizzazione delle professioni e sulla semplificazione per il popolo delle partite Iva o per coloro che vogliono aprire una nuova attività si è guardato bene dall’intervenire. Di altri esponenti di governo non si sa cosa dire. Sarà ricordata la Brambilla per cosa? E Sacconi? E Galan? Bondi gli italiani se lo sono già dimenticato. Il Parlamento infine? Con la truppa dei Responsabili non si va certo lontano, ma anche dalla parte opposta quando si tratta di votare leggi contro le cattive pratiche della politica non hanno difficoltà a tirarsi indietro.

In questo momento ci vorrebbe un Governo autorevole, con un Presidente autorevole, come fu quello di Romano Prodi, quando fece entrare l’Italia nell’euro. Se Veltroni & C., di cui sono chiare le colpe, non lo avessero affossato nel 2008, praticamente ere fa, forse ora l’Italia non sarebbe in questa drammatica situazione. Il Professore da allora si è ritirato, scottato per la seconda volta dagli “amici” del PD. D’Alema e Veltroni, facendogli lo sgambetto, hanno reso un ottimo servizio alle loro personali brame di potere, pessimo all’intero Paese. Da allora fa il padre nobile, interviene con autorevolezza su «Il Messaggero», ma si tiene ben distante dall’agone politico. La sua proposta però è degna di nota e bene farebbe Bersani a tenerne conto, il quale nonostante lo scarso appeal personale sta riuscendo a riportare in segno positivo le percentuali del Partito Democratico e dell’intero centro sinistra, nonostante i continui distinguo del solito Veltroni. Oggi gli italiani sono affamati di giustizia sociale. È qui che si vince la partita delle prossime elezioni.

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