18 abiti a ritmo retrò per la stilista Vittoria Formuso

18 abiti a ritmo retrò per la stilista Vittoria Formuso

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Successo a Roma per la collezione prêt-à-porter autunno- inverno 2012/2013 della giovane couturière Vittoria Formuso con il marchio “Mavì Taten”. Inaugurato anche l’atelier, in via Acqui 44: un laboratorio fuori dal comune da dove prenderanno il via le nuove creazioni

Roma, giovedì 11 ottobre 2012 – Applausi di ammirazione lo scorso 6 ottobre a Roma in occasione della presentazione della collezione prêt-à-porter autunno- inverno 2012/2013 della giovane stilista Vittoria Formuso, che esibito le sue nuove 18 creazioni interpretando il fascino della donna contemporanea. La sfila, che ha anche inaugurato il nuovo atelier-laboratorio della couturière, si è svolta in via Acqui 44. Apprezzata per la particolarità del suo originale marchio: “Mavì Taten”, gli abiti hanno dimostrato una spiccata personalità abbinando creatività mediterranea e stile. La nuova collezione, con abiti rivisitati e dal gusto retrò, si chiama “dance dance dance”, perché come dice Vittoria Formuso «Ognuno di noi ha due tempi, uno che logora l’altro che aggiusta ma in entrambi i casi bisogna solo fare una cosa, ballare».

Ogni creazione ha per la fashion designer un particolare significato. La linea di quest’anno nasce, infatti, dall’incontro con le foglie cadute, trovate su una via della Capitale. Tutte avevano dei tagli più o meno profondi, causati dal tempo e sono proprio quei tagli ad aver ispirato per la stagione in corso i suoi abiti, in tessuti di lana ruvida che abbraccia la delicata seta. Oltre alla collezione la couturière ha inaugurato anche il suo originale atelier, un laboratorio fuori dal comune che – come afferma la stessa Vittoria Formuso – «non sarà solo uno showroom, ma una deliziosa sartoria in cui la gente può parlare di tutto, accomodarsi, prendere un tè, sfogliare una rivista. Non un incontro veloce, come accade nei negozi, ma un luogo per rilassarsi in un ambiente affascinante e dal sapore leggermente retrò proprio come i miei abiti».

Cosa provi quando concepisci e realizzi una nuova collezione?
Da studente mi è sempre piaciuta la storia; ma poi ho capito che mi sarebbe piaciuto molto di più raccontare le storie. Cerco di farlo ora con gli abiti, mezzi espressivi particolarmente capaci di essere messaggeri di racconti e novelle. Non cambierei nulla del mio percorso formativo perché credo che l’emozione, la bellezza, la storia che è e può dare un vestito non può soltanto essere il risultato della frequentazione di corsi e scuole, ma è sensibilità, stimoli, idee, curiosità.

Come definiresti il tuo stile?
Ed è nella fantasia delle storie, nelle visioni dell’arte e in quelle immaginifiche della natura che si ritrova il mio stile, alla ricerca costante della leggerezza del visionario e del poetico. Italo Calvino scriveva: “La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”. E’ nelle cose concrete e certe, importanti e sempre esistite come un albero e un fiore, che si ritrova la donna a cui mi rivolgo. Le stesse cose che, comunque, portano alla leggerezza della poesia e dell’immaginazione.

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