Otello-Iago: la tragedia della corruzione morale

Otello-Iago: la tragedia della corruzione morale

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In scena al Quirino di Roma uno dei testi più famosi e indimenticabili di Shakespeare. Regia e adattamento sono di Nanni Garella. Un testo manicheo che contrappone eroismo e grandezza d’animo alla bassezza e alla meschinità

Roma, mercoledì 24 ottobre 2012 – Dopo “Re Lear”, il Teatro Quirino di Roma presenta un nuovo appuntamento con la tragedia e, soprattutto, con un altro affascinante testo di William Shakespeare, quanto mai presente e incisivo anche se scritto secoli fa. È Otello per la regia e adattamento di Nanni Garella con Massimo Dapporto, Maurizio Donadoni, Angelica Leo, Federica Fabiani, Gabriele Tesauri, Massimo Nicolini, Matteo Alì. Lo spettacolo sarà in scena dal 30 ottobre fino all’11 novembre 2012, realizzato da Arena del Sole, Nuova Scena, Teatro Stabile di Bologna in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Scene Antonio Fiorentino. Luci Gigi Saccomandi. Costumi Claudia Pernigotti.

Otello è uno dei testi più manichei scritti dal “bardo inglese” che mette in scena la contrapposizione tra l’eroismo e la grandezza di vedute e di pensieri e di atteggiamenti (Otello) e la bassezza dell’animo, la meschinità, l’inganno e l’abiezione (Iago), che alla fine vince e travolge tutto e tutti – anche se stessa. Ma Iago, che spicca per forza e personalità se paragonato a Otello e Angelica (e forse anche vicino a tanti altri personaggi creati dal genio di Shakespeare), è quello dotato di maggiore attrattiva e fascino. Iago rimane scolpito nella mente come una figura arcana, perché Shakespeare, nel tracciarne di netto il profilo morale, che vince e trascina nel buio della pazzia e della morte Otello, l’amata Angelica, la fama e la grandezza (per far sorgere la catarsi liberatoria finale nello spettatore) ha saputo cogliere l’essenza infernale. E con un gioco perfetto di incastri psicologici gli ha dato la forza di conoscere le passioni umane, attraverso le quali manipolare gesti e azioni, quasi come fosse un “dio”, che si diverte a fare esperimenti pericolosi.

Un avamposto militare in un territorio di occupazione, la Repubblica veneta contro i Turchi, occidente contro oriente: una storia già vista, che ritorna e costruisce nella mente un immaginario di guerre, purtroppo, vicine e devastanti. La fibra morale di un mondo, quello occidentale, messo a dura prova dalla crudezza dello scontro, con l’inevitabile ripercussione sulle vicende private dei protagonisti: di quelli nobili e virtuosi, come di quelli meschini e malvagi. Nell’Otello di Shakespeare, alla fine, perdono tutti, i nobili e i malvagi: Desdemona, Emilia, Roderigo assassinati, Otello suicida, Iago travolto dai suoi stessi inganni e dalle sue trame scellerate. Tutti fanno scelte sbagliate. Il mondo non ritrova il suo equilibrio, dopo l’atto estremo di Otello e il sacrificio di sua moglie: come dopo un’eclissi di sole e di luna – stralcio simbolico di una immagine barocca – e l’uomo resta sotto un cielo vuoto.

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