Al Teatro Vascello il dopo “guerra” secondo Norèn

Al Teatro Vascello il dopo “guerra” secondo Norèn

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Nella sala dedicata a Giancarlo Nanni del teatro capitolino, per l’edizione 2012 de “Le vie dei Festival”, arriva uno degli autori cult della nuova drammaturgia mondiale con un testo simbolico e illuminante sulle società postbelliche

Roma, martedì 30 ottobre 2012 – Per la nuova rassegna “Le vie dei Festival”, giunta alla XIX edizione, il Teatro Vascello di Roma ospita il 3 e il 4 novembre 2012 lo spettacolo Guerra di Lars Norèn, con Francesco Acquaroli e Antonella Attili, Pietro Faiella, Cristina Spina e Ornella Lorenzano. Lo spettacolo è prodotto da Compagnia del Sole, con il sostegno del Mittelfest 2011 e del Comune di Bari. Scene sono di Pino Pipoli, il disegno luci di Pasquale Mari, i costumi di Stefania Cempini. Marinella Anaclerio, regista di questa intensa pièce teatrale, sceglie uno degli autori teatrali contemporanei più rappresentati, lo svedese Lars Norèn, per mettere in scena una “guerra” -, o meglio un dopoguerra: ciò che rimane dopo che un conflitto si è concluso.

Le macerie che troviamo in scena non sono quelle materiali, ma quelle morali e psicologiche che penetrano nel recessi più intimi e mettono in discussione anche i legami più forti e solidi come quelli familiari. È la famiglia al centro dell’attenzione del drammaturgo e scrittore svedese, che si risveglia da un incubo per ritrovarsi catapultata in un altro incubo. Quello che accade, dopo che l’orrore dei combattimenti reali ha lasciato il campo alla “pace”, per l’autore non è interpretabile con i normali strumenti cognitivi. Bisogna fare ricorso a elementi simbolici e metaforici arcaici, come ad esempio la mitologia greca, da cui sorge tra l’altro la drammaturgia, quasi a sottolineare la perennità di situazioni simili. Non a caso nel testo di Norèn tutto è già successo: la guerra è appena finita. E la storia inizia in una giornata qualsiasi di una famiglia sopravvissuta ad una guerra civile (Bosnia? Kossovo? Cecenia? Siria?), che cerca di capire da dove ricominciare. Madre e due ragazzine, padre soldato disperso, azioni quotidiane. All’improvviso il padre non più atteso appare al cancello. Con la precisione di un entomologo Norèn procede ad analizzare tutte le ferite che i soldati riportano a casa come medaglie indelebili, dove la cecità del reduce è forse il male minore.

Danni collaterali, è la definizione laconica con cui si licenzia tutto ciò che resta e spesso non ha voce. Difficilmente interessa a qualcuno la pace che segue. Il carrozzone dei media è andato altrove. C’è Elettra, c’è Edipo, ci sono Egisto e Clitennestra. Eppure qualcosa è rimasto. La sorella minore, vitale e ostinata, si innalza sempre più determinata e consapevole del suo diritto al futuro, una luce brilla nei suoi occhi in un finale commovente e catartico. Anche dal punto più basso, dalla caduta più rovinosa ci si può rialzare. E dimenticare la vendetta. Questa famiglia sembra un’aiuola malandata ma pur sempre viva, e Norèn riesce a dare forma e forza poetica all’orrore di cui tutti siamo potenziali portatori. Lars Norèn (Stoccolma, 1944) è poeta, romanziere, drammaturgo e regista teatrale. Direttore artistico del teatro di Göteborg, è uno degli intellettuali più autorevoli del suo paese, ma è anche da anni molto apprezzato e rappresentato nei più importanti teatri europei. Di cultura progressista, Norèn è interprete attento delle dinamiche della società contemporanea. Tra i suoi capolavori i drammi contenuti in Tre Quartetti, Freddo, 20 Novembre, Sangue, Dettagli, Anna Politkowskaia – In memoriam. Sua traduttrice ufficiale in Italia è Annuska Palme Sanavio.

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