In viaggio nell’Italia di Le Corbusier

In viaggio nell’Italia di Le Corbusier

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320 documenti originali e 300 fotografie raccontano il rapporto tra l’architetto e la Penisola. Un viaggio nel pensiero del maestro del Modernismo: dagli appunti di viaggio alle opere della maturità. Una prospettiva inedita sul primo Novecento italiano

Roma, mercoledì 7 novembre 2012 – Il Museo nazionale delle arti del XXI secolo (MAXXI) ospita fino al 17 febbraio la mostra L’Italia di Le Corbusier. Oltre 600 disegni, schizzi, acquerelli, dipinti e fotografie originali documentano le molteplici influenze che l’Italia ha avuto sulla formazione e sul lavoro dell’architetto. «Un altro Le Corbusier, meno conosciuto e di grandissima rilevanza. – dice Marida Talamona, curatrice – Disegnatore instancabile, studia le architetture del passato considerandole non un materiale inerte ma una fonte viva, ricca di annodamenti con il presente e di stimoli per l’Architecture des temps nouveaux».

Gli appunti raccolti dal maestro nei viaggi di formazione nella Penisola (tra il 1907 e il 1922), affiancati alle più importanti opere della maturità, offrono un suggestivo scorcio sulla profonda riflessione di uno dei padri dell’architettura moderna. L’antico si rivela. Dietro, dentro il moderno. I suoi taccuini raccontano luoghi noti: piazza del Campo a Siena, campo dei Miracoli a Pisa, Villa Adriana a Tivoli, Pompei. Insolita è la prospettiva. Charles-Èdouard Jeanneret (che assumerà poi lo pseudonimo di Le Corbusier) è uno studente viaggiatore dallo sguardo curioso e analitico. Annota dettagli e riflessioni fornendo non solo una traccia del suo pensiero, ma un’immagine originale dei simboli dell’architettura italiana. Duplice è infatti il senso della visita: leggere l’Italia con Le Corbusier e leggere Le corbusier con l’Italia.

Il percorso cronologico e tematico parte dall’Esposizione di Milano del 1906, in occasione della quale Jeanneret disegna e realizza un orologio, per concludersi con due incarichi professionali commissionati all’architetto poco prima della morte: il Centro di calcolo Olivetti a Rho (Milano) e il nuovo ospedale di Venezia. Due grandi “non finiti” che costituiscono però «straordinarie testimonianze della poetica architettonica degli ultimi anni. La lunga frequentazione dell’architetto, pittore e scultore svizzero con l’Italia non si limita infatti a una suggestione giovanile. Le Corbusier ha rapporti con gli architetti razionalisti italiani e si confronta con esperienze artistiche come Valori Plastici, documentate nella mostra mettendo a confronto i suoi dipinti con i quadri di Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Severini. Inoltre le proposte urbanistiche per le città di nuova fondazione negli anni Trenta e i contatti con le grandi industrie italiane (FIAT, Olivetti) testimoniano la ricerca di una committenza italiana che estende agli anni della maturità il rapporto del maestro con la Penisola.

Herbert Natta

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