Nicolai Lilin racconta le “storie sulla pelle”

Nicolai Lilin racconta le “storie sulla pelle”

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“Da quando Einaudi ha pubblicato Educazione siberiana, mi è capitato molto spesso di ricevere domande sul tatuaggio”, racconta Nicolai Lilin. Da qui Storie sulla pelle. Il libro – viaggio che svela all’Occidente origini e significato di uno dei capitoli più affascinanti dell’educazione siberiana

Roma, mercoledì 28 novembre 2012 – Nicolai Lilin ha scelto ArtePadova, storica mostra – mercato dedicata all’arte contemporanea, per presentare il suo ultimo libro Storie sulla pelle (Einaudi). Domenica undici novembre il padiglione 3 della manifestazione padovana ha ospitato i volumi della quarta opera dello scrittore e tatuatore russo. A tre anni dalla pubblicazione di Educazione siberiana, il “bambino vecchio” mette da parte gli orrori della guerra in Cecenia e ci guida alla scoperta dell’antica tradizione del tatuaggio siberiano. “Da quando Einaudi ha pubblicato Educazione siberiana, mi è capitato molto spesso di ricevere domande sul tatuaggio – confessa Lilin – Perciò nella mia testa è nata l’idea di un libro su questo tema, per provare a raccontare quello che si può raccontare e, insieme, spiegare perché su certe questioni è meglio restare in silenzio”.

Storie sulla pelle è il racconto del tatuaggio, quindi. Il tatuaggio che racconta e si fa raccontare. Lilin conduce il lettore in un mondo di simboli oscuri e memorie secolari, svelando origini e significato di uno dei capitoli più antichi e affascinanti della sua “educazione siberiana”. “Da sempre, nelle comunità criminali russe, il tatuaggio viene usato come segno di riconoscimento  e di appartenenza“ – spiega lo scrittore – “I primi a trasformare la tradizione tribale in una lingua segreta furono i nomadi che si muovevano nel sud della Siberia. Quando il territorio dell’attuale Russia fu unificato e battezzato con la forza dalle prime famiglie regnanti, trovare un modo per comunicare con chiarezza e nascondere informazioni importanti diventò una vera e propria questione di sopravvivenza”. Da qui l’utilizzo delle antiche immagini dei tatuaggi da parte delle comunità criminali russe. Ben lontana, dunque, l’idea di una mera pratica di decorazione del corpo. Nella tradizione siberiana la sacralità del significato, i rituali, il rispetto dei codici criminali valgono mille volte più della bellezza o della perfezione di un disegno. Il tatuaggio, pur essendo in superficie, è tutt’altro che superficiale.

È con questa concezione che si confronta Kolima, il giovane protagonista di Storie sulla pelle. Un ragazzino che sogna di diventare un kol’sik, un tatuatore sacerdote. Combattuto tra esaltazione e frustrazione, Kolima scopre e ci fa scoprire il significato del tatuaggio siberiano. Imparando ed insegnandoci i segreti di un mondo arcaico e misterioso. Il suo viaggio – fatto di amicizia, legami familiari, primi amori, fretta di crescere –  è un percorso a tappe. Ogni tappa è un racconto del libro, in totale i racconti sono sei. Ad accompagnarli immagini di tatuaggi, fotografati da Stefano Fusaro. “Non illustrazioni, ma storie anche quelle”, precisa Lilin. Perché se c’è una cosa che questo libro chiarisce è che i tatuaggi sono storie. Storie sulla pelle.

Viviana Spagnolo

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