Personaggi “fratto x” al Teatro Vascello

Personaggi “fratto x” al Teatro Vascello

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Arriva a Roma il nuovo atteso spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella in scena per tutto il periodo natalizio. Un’atroce satira della società contemporanea, dove, come rivela l’autore, “la manipolazione è alla base di un corretto stile di vita”

Roma, martedì 4 dicembre 2012 – Debutta oggi al Teatro Vascello di Roma il nuovo spettacolo di Antonio Rezza, giullare iconoclasta e irriverente della società contemporanea, che da anni porta in scena il suo mondo di humor nero, lunatico e “atrabiliare”, con cui offende e scuote alle radici il perbenismo “borghese” dell’Italietta attuale. Fratto _ X di Flavia Mastrella e Antonio Rezza è il titolo del nuovo, attesissimo lavoro del duo, in scena fino al 6 gennaio. Antonio Rezza e Ivan Bellavista si muovono in un habitat scenico creato dalla geniale fantasia di Flavia Mastrella, dove tornano gli esilaranti “bondages”, dietro i quali si celano, o trovano sfogo, i personaggi folli del performer. Scritto da Antonio Rezza, il disegno luci è di Mattia Vigo. Detto questo, per chi conosce gli spettacoli di questo pazzo giullare laico, equidistante dal divino e dal terreno, anzi creatore di un personale mondo in stasi metafisica, sa che è difficile parlarne. L’assurdo scenico e linguistico, messo in scena con nonchalance e grande coraggio, e con il quale investe lo spettatore pagante, ma non per questo meno reo di immobilismo mentale, diventa simbolo di altro: di qualcosa di sempre più difficile da ricollocare nel giusto luogo di appartenenza. Il senso “is gone”, è andato via. E il furore linguistico e istrionico che si accende sulla scena ha un qualcosa di misterioso, che trova liberazione nella risata infantile con cui il pubblico accoglie i gesti altrettanto infantili dell’attore, senza peraltro capirne il significato. Eppure sotto l’infantilismo si cela spesso un acuto senso del dolore umano, della mancanza di alternative, delle pressioni emotive, della fuga ipocondriaca verso la “pazzia”. Se accostamenti si possono fare è con Jacopone da Todi e la sua “pazzia d’amore”. Solo che la direttrice che ispira Rezza non è verso il divino, ma verso l’umano (alle volte, come dice il filosofo, troppo umano).

È così da sempre. Dal suo primo lavoro Pitecus (1995), passando per Io (1998), Fotofinish (2003), Bahamuth (2006), per giungere allo straordinario 7-14-21-28 (2009), l’apice creativo del duo Rezza – Mastrella, dove si dispiega in tutta la sua evidenza il teatro “orfico”, metafisico, privo di appigli, frammentario come gli scritti di Parmenide o di Eraclito. E che costringe lo spettatore ad un incessante lavorio di ricostruzione del senso. «La manipolazione è alla base di un corretto stile di vita. Per l’ennesima volta si cambia forma attraverso la violenza espressiva. Mai come in questo caso o, per meglio dire, ancora come in questo caso, l’odio verso la mistificazione del teatro, del cinema, della letteratura, è implacabile. Il potere sta nel sopravvivere a chi muore. Noi siamo pronti a regnare. Bisognerebbe morire appena un po’ di più», con queste parole Antonio Rezza cerca di portare ordine nel disordine. Ma qualche parola va senz’altro spesa  per “l’habitat” di Fratto _ X: «una distesa di carne calda che genera figure antropomorfe. L’uomo porta sempre con sé il colore del tempo visibilmente trionfante sulla pelle. Il cervello è l’orpello che impedisce l’omologazione; la X, con destrezza nel tratto, sottolinea la centralità di esseri completamente inutili. Siamo sotto un fratto che uccide, si muore per eccessiva semplificazione», come dice Flavia Mastrella, che immagina per la scena strane suggestioni fotografiche. Gli oggetti di scena raccontano la strada che corre e l’impossibilità di agire. Scie luminose si materializzano con l’inquietante delicatezza dei fiori visti da vicino.

Flavia Mastrella e Antonio Rezza sono uniti da più di vent’anni nella produzione di performance teatrali, film a corto e lungo respiro, trasmissioni televisive, performance e set migratori. Mastrella, fornita di una fantasia plastica, espone negli anni sculture, video-sculture e fotografie in Italia e all’estero. Una sua opera fa parte della collezione permanente della Certosa di San Lorenzo a Padula all’interno della mostra Le opere e i giorni, curata da Achille Bonito Oliva. Il PAN di Napoli ha ospitato l’installazione Boe alla deriva, mentre nel 2008 si è tenuta a Roma l’esposizione dell’habitat di Autopatia. Rezza parte da un’esperienza linguistica anti narrativa per arrivare a quattro libri pubblicati da Bompiani, di cui l’ultimo, Credo in un solo oblio, ha vinto il Premio Feronia nel 2008. Insieme hanno partecipato più volte al festival del Cinema di Venezia, hanno realizzato programmi televisivi e hanno vinto il Premio Alinovi per l’arte interdisciplinare nel 2008. Nel gennaio del 2010 hanno presentato a Madrid e a Valencia Pitecus in lingua spagnola. Nel Giugno del 2011 hanno presentato “7-14-21-28” al Théâtre de la Ville di Parigi all’interno del Festival Face à Face. Nell’aprile del 2012, edito da Barbès, è uscito il libro La noia incarnita – il teatro involontario di Flavia Mastrella e Antonio Rezza a cura di Rossella Bonito Oliva.

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