Elezioni, contano gli uomini più che i programmi

Elezioni, contano gli uomini più che i programmi

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La competizione elettorale si avvicina e i partiti sono alle prese con le liste elettorali. Una partita difficile. Affrontata da quasi tutti i partiti. Ma nel Pdl sarà una sfida cruciale tra vecchio e nuovo che stenta ad avanzare

Roma, domenica 6 gennaio 2013 – La vera sfida delle Politiche 2013 sarà sui candidati. E questo non potrà che mettere in difficoltà il Pdl. Il 2012 ha chiaramente segnato uno spartiacque. Gli elettori si sono riavvicinati alla politica e hanno dimostrato di preferire uomini che non fanno parte dell’apparato dei partiti o della vecchia nomenclatura. Lo stresso Premier Monti ha goduto per parte del suo governo di una vasta adesione dei cittadini, nonostante i tanti sacrifici richiesti agli italiani. Solo verso la fine del governo tecnico, finito per la sfiducia del Pdl alle due Camere, il Governo dei Tecnici e la figura di Monti sono apparse offuscate. Quello che non hanno digerito gli italiani è stata un’Imu troppo onerosa. Se solo fosse stata più leggera. Più vicina in termini di costi per le singole famiglie a quella che era la vecchia Ici, il Governo dei Tecnici avrebbe trionfato. E i sondaggi del Pdl non avrebbero ripreso il trend positivo con la lusinga di togliere di nuovo la tassa sulla casa. Lo spingersi troppo in là con le richieste agli italiani è stata la maggiore pecca di Monti, pur in un operato che non ha brillato per equanimità e per giustizia fiscale.

Ma non è questo tanto il punto, quanto il fatto che la passione civile degli italiani si è rianimata intorno alla politica e soprattutto intorno alla speranza di una rigenerazione della classe politica. Il primo passo in questa direzione c’è stato con il credito che a scatola chiusa ha ricevuto per tutto il 2012 il movimento di Beppe Grillo, che ha conquistato alcune Amministrazioni locali, di cui la più prestigiosa è Parma. E ha stravinto in Sicilia. Anche il Partito Democratico può vantare passo avanti sul fronte del rinnovamento interno. Renzi e la sua sfida per la leadership al Segretario Bersani hanno catalizzato l’attenzione di molti cittadini, riportando nell’alveo del centrosinistra uomini e donne che negli ultimi dieci anni hanno votato Lega, Idv o la sinistra critica. L’uscita dalla prossima competizione elettorale di due big come Veltroni e D’Alema, in sella dal 1994 e la consultazione delle Parlamentarie, con la possibilità di votare candidati legati al territorio, per ovviare all’infausta Legge Elettorale, dà argomenti in più da spendere in chiave di immagine e di rinnovamento al Pd.

Al centro degli schieramenti c’è la novità Monti che da tecnico si fa politico. Il suo progetto, benedetto dal Vaticano, e appoggiato da liste civiche e personaggi di spicco della società civile (vedi Montezemolo), ha un sapore ancora un po’ troppo acerbo, ma per lo meno nasconde e mette in secondo piano la presenza dei tanti politici di lungo corso presenti in quello schieramento. L’Udc. Stando così le cose, e con il cambio ai vertici anche della Lega Nord, dove Maroni ha preso il posto di Umberto Bossi, ormai impresentabile e forse anche incandidabile, i fari sono tutti puntati sulle scelte che farà il partito di Berlusconi. Tornato saldamente in sella, il Cavaliere ha bloccato le riforme interne e scontentando buona parte dei quarantenni del partito. Andando al voto con la vecchia, pessima legge elettorale, sarà fondamentale sapere quali saranno i candidati che sceglierà Berlusconi. Di sicuro buona parte degli attuali Senatori e Deputati non potranno essere ricandidati. Troppi inquisiti del Pdl siedono in Parlamento. Presentarsi di fronte agli elettori con le stesse facce poco raccomandabili potrebbe essere un grave errore. Del resto però sono proprio questi personaggi che hanno garantito finora molti voti al partito del Cavaliere e quindi come fare a rinunciarvi?

Il dilemma è arduo. Ma su questo fronte, più che su quello dei programmi, si giocheranno le prossime elezioni politiche. Gli italiani sentono il bisogno di una politica diversa, meno compromessa con coloro che hanno condotto al baratro l’Italia, per incapacità, per inettitudine o per malizia e tornaconto personale. I programmi non saranno poi così diversi. Anche perché l’unica cosa che c’è da fare, ce lo chiede l’Europa, è quello di rimettere a posto i conti. Quindi anche per gli anni a venire ci saranno tasse e tagli dolorosi. Ma che ci siano uomini e istituzioni credibili e non compromessi con il recente passato è vitale, per far sì che l’Italia accetti di buon grado di fare i sacrifici.

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