“Me ne vado” al Teatro Valle Occupato

“Me ne vado” al Teatro Valle Occupato

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Andarsene è il pensiero costante di chi si sente straniero nel proprio paese, di chi si sente straniero ovunque. Giovedì 21 febbraio 2013 alle h 21.00, un monologo per capire quanto e come salvarsi dalla propria terra d’origine.

Roma 20 febbraio 2013 – Continuano gli appuntamenti serali al Teatro Valle Occupato di Roma. In scena giovedì 21 febbraio alle ore 21.00 il monologo “Me ne vado”, scritto, diretto ed interpretato dalla giovane autrice argentina Marcela Serli. Vincitrice del premio “I racconti dell’isola” e dell’edizione “Emergenze 2009”, con il sostegno della Provincia di Massa Carrara e dell’Associazione Arts Village, “ Me ne vado” è uno spettacolo che si scosta molto dall’idea del teatro tradizionale. Eliminati dal palco le scenografie, i costumi, i tecnici e gli attori, la Serli costruisce una sorta di OneWomanShow, coinvolgendo il pubblico e creando spazi di spaesamento che riguardano sia le tematiche che lo attraversano, che l’idea di allestimento in sé.

Lo spettacolo si sviluppa sullo sfogo di quattro generazioni di emigranti che parlano non solo del desiderio di andarsene, ma anche di se stessi. Un viaggio ironico e crudele intorno al mondo e alle sue storie. Intorno all’incessante ricerca di un luogo-non luogo, dove vivere e da cui andarsene. “Quando le ragioni diventano troppo urgenti, quando le ragioni si fanno così numerose da accavallarsi, da mescolarsi fra di loro, fino a diventare solo una melma illogica di ragioni.” – spiega Marcela Serli – “A quel punto non c’è famiglia, non c’è amore, non c’è patria che tenga. Il tuo partire diventa urgente, come una bomba, come una guerra, diventa cieco.” In un immaginario “paesaggio umano”, in un misto tra abitanti di un luogo e il luogo stesso, “ho deciso di scrivere un testo che raccontasse, non in forma di narrazione, ma in forma di situazioni-poetiche, l’andarsene” – continua l’autrice argenitna – “Ho deciso di scegliere anche un punto di vista: il mio. E presumere dunque, che il mio arbitrario punto di vista, possa essere sufficiente, per raccontarvi questa storia”.

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