La vita cronica dell’Odin Teatret al Vascello

La vita cronica dell’Odin Teatret al Vascello

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Omaggio a Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova, scrittrici che hanno sacrificato la loro vita in difesa dei diritti umani, il testo ha una forte carica simbolica: è un sorta di “day after” venturo delle società occidentali. “Cronica”, perché si sopravvive nonostante il male e il suo perdurare

Roma, lunedì 25 febbraio 2013 – Dopo il successo ottenuto al Parco della Musica di Roma, il Teatro Vascello ospita le repliche de “La vita Cronica”, il recente spettacolo dell’Odin Teatret, con la messa in scena di Eugenio Barba. Il testo di Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret sarà presentato dal 27 febbraio al 17 marzo. In scena Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Elena Floris, Donald Kitt, Tage Larsen, Sofia Monsalve, Iben Nagel Rasmussen, Fausto Pro, Julia Varley. Una Produzione TSI La fabbrica dell’Attore – Odin Teatret, in collaborazione Fondazione Musica per Roma.

Omaggio a Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova, scrittrici russe che hanno sacrificato la loro vita in difesa dei diritti umani, barbaramente assassinate da sicari nel 2006 e 2009 per la loro opposizione al conflitto ceceno. Come ogni testo del Odin Teatret, “La vita Cronica” ha un forte impianto simbolico/poetico.  “Cronica”, perché si sopravvive nonostante il male e il suo perdurare. Sul palco si muovono personaggi in disordine: sono una Madonna Nera, la vedova di un combattente basco, una rifugiata cecena, una casalinga rumena, un avvocato danese, un musicista rock delle isole Faroe, un ragazzo colombiano che cerca suo padre scomparso in Europa, una violinista di strada italiana e due mercenari. È un’umanità di sopravvissuti, che una guerra civile, l’ennesima, ha strappato da luoghi appagati e appaganti.

“La vita cronica”, quasi legenda medievale, si svolge contemporaneamente in Danimarca e in altri paesi d’Europa nel 2031, dopo la terza guerra civile. Individui e gruppi con retroterra diversi si ritrovano insieme e si scontrano pressati da guerre, disoccupazione, emigrazione. Un ragazzo approda dall’America Latina in cerca di suo padre scomparso. “Smettila di cercare tuo padre”, gli sussurrano mentre lo accompagnano di porta in porta. Non è l’innocenza né la conoscenza a salvare il ragazzo. Sarà l’ignoranza a fargli scoprire la sua strada. Tra lo sconcerto di noi tutti che non crediamo all’incredibile: che una vittima valga, da sola, più di ogni valore. Più di Dio.

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