Sentenza Ruby e stallo politico

Sentenza Ruby e stallo politico

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Rischi per la tenuta del Governo, per il momento in stallo politico, dopo la conferma della condanna a Berlusconi in Appello nel Processo Mediaset e le richieste del Pm Boccasini nella requisitoria al Processo Ruby.

Roma, martedì 14 maggio 2013 – 6 anni di carcere e perpetua interdizione dai pubblici uffici. È questa la richiesta che il Pm Ilda Boccasini ha avanzato nei confronti dell’imputato Silvio Berlusconi nel Processo Ruby. La richiesta è arrivata nella mattinata di ieri, lunedì 13 maggio. A due giorni di distanza dalla manifestazione del Pdl a Brescia, indetta per protestare contro la conferma della sentenza nel Processo Mediaset. Per frode fiscale Berlusconi si era visto confermare i 4 anni di reclusione (tre condonati per l’indulto), e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Poche ore avanti, domenica in prima serata, era andata in onda la docufiction di Mediaset che ricostruiva la storia di Ruby, del processo e delle cene eleganti di Arcore. Due anomalie che riconfermano come in Italia da vent’anni non si sia riusciti a risolvere il nodo gordiano del conflitto di interessi, che fa del leader del Pdl e ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, anche il Presidente di uno dei massimi monopoli dell’informazione in Italia.

La vita del Governo Letta a questo punto sembra reggersi sulla lama del rasoio. La presenza del Vicepremier e Ministro dell’Interno Angelino Alfano e dei Ministri del Pdl alla manifestazione di sabato apre la serie delle anomalie. Che un partito di Governo, con parlamentari e senatori, vada a protestare contro una sentenza della Magistratura è anomalo di per sè. Poiché pone in conflitto una parte del potere legislativo con una parte del potere giudiziario. Che alla stessa manifestazione ci siano anche membri ed esponenti del potere esecutivo allunga la serie di anomalie. La sentenza si sarebbe dovuta  contrastare attraverso le garanzie che presenta lo stesso ordinamento giudiziario. Dopo il secondo grado c’è il terzo grado. Dopo le sentenze si accettano. Oppure si cambia la Legge e la Costituzione, come per vent’anni ha fatto il Pdl, pur di mettere in salvo il suo leader. Che a quanto sembra il vizio non lo ha smesso, ma anzi ha continuato cacciarsi nei guai.

Intanto, a poche settimane dall’insediamento del Governo Letta, che inaugura la XVII Legislatura della Repubblica Italiana, è ancora evidente lo stallo politico al quale è condannata l’Italia. Anzi è ancora più evidente, perché alla fine tutti i nodi vengono al pettine, ma questa volta sono arrivati tutti insieme. Ormai è chiaro che se non si risolvono l’Italia può andare in bancarotta. O anche che può andare in bancarotta perché si risolvono. In ogni caso le macerie, morali ed economiche, che il berlusconismo lascerà in eredità alla Terza Repubblica sono evidenti fin da ora. Da questo punto di vista le prossime elezioni amministrative romane saranno significative per l’Italia intera. Se il Pdl tiene e vince, Berlusconi forte del risultato potrebbe far saltare il banco e andare alle elezioni. È l’unico modo che ha per salvarsi dai processi: vincere e bloccare le sentenze . Se perde il Governo prosegue (fino a quando però), sotto il ricatto di un Pdl e del suo leader sempre più nervosi.

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