Tutti al MIT

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La settima edizione del Meeting Internazionale del Tamburello dal 10 al 12 di maggio a Roma alla Città dell’Altra Economia di Testaccio, un’occasione per far dialogare, oltre agli strumenti, diverse etnie e tradizioni culturali

Roma, mercoledì 15 maggio 2013 – Ogni strumento racchiude in sé un intreccio narrativo, nel senso che la musica e la danza sono la passione, la gioia il vissuto delle genti d’ogni parte del mondo. In questo senso l’arte in sé stessa è la più grande opera d’integrazione fra i popoli. È questo lo spirito retrostante al Meeting Internazionale del Tamburello di Roma.

Alla ricerca dei tamburi a cornice si può fare un edificante giro dell’universo, in Italia con la Tammorra, in Spagna con la Pandereita, in Egitto con il Riqq, in Asia, Nord Africa e Medio Oriente con il Daf il Bendir o il Khaval, in Irlanda e nel Nord Europa con il Bodhrán e dulcis in fundo in Brasile con il Pandeiro. La S.I.T.A.C in partenariato con il Consorzio CAE e in collaborazione con la Scuola di musica Timba e la Scuola Popolare di Musica di Testaccio indice a maggio la settima edizione del MIT presso la Città dell’Altra Economia di Testaccio. Un evento internazionale dedicato interamente agli strumenti a percussione appartenenti alla famiglia dei tamburi a cornice.

Il tamburello è infatti uno degli strumenti musicali più antichi risalente a circa seimila anni or sono. Esso è legato alla tradizione popolare di molti Paesi, come quelli dell’area del Mediterraneo, del Sud America, dell’Asia e anche del Nord Europa. Il Meeting di maggio è anche l’occasione per dar luogo all’esibizione di artisti di fama internazionale all’insegna del melting pot di generi musicali di vario genere dal Jazz al Pop alla World music.

 Un week end di richiamo con dibattiti, workshop, video-proiezioni, area espositiva e concerti di live music di un certo rilievo. Gli stand presenti alla manifestazione son quelli legati alle maggiori scuole d’artigianato musicale del nostro territorio (Antonio Marotta, Moskito-Stocco, Vincenzo Piazzetta ecc). Ogni pezzo realizzato all’insegna dell’unicità è intriso d’arte antica, un’opera unica in pelle e legno pregiato d’ottima fattura volta alla salvaguardia di una molteplicità di aspetti dall’estetica alla maneggevolezza e soprattutto alla qualità timbrica dello strumento per la nitida differenziazione tra suoni alti, medi e bassi, inframmezzati nella ritmica dal tintinnio di eventuali platinelle realizzate ognuna in metallo battuto a mano. Nell’arco della manifestazione una gran varietà di seminari con costruttori, maestri di tamburello, musicisti e artisti affermati a livello internazionale.

Un seminario d’artigianato con il dettaglio delle principali tecniche costruttive del tamburello a cura del molisano Michele di Paolo, un seminario di teatro-danza a cura di Sudanzare (laboratorio danze tradizionali del Sud Italia), con l’eclettica artista Maristella Martella (pizzica salentina), seminari di tamburello col Maestro Arnaldo Vacca, con i musicisti polistrumentisti Michele Maione, Emidio Ausiello e Paolo Cimmino, col maestro di tammorra e tamburello Rosario Nido, col maestro di tammorra Antonio Marotta, col maestro di tamburello salentino Giancarlo Paglialunga, col maestro di clantimbulo o tamburello marchigiano Francesco Savoretti, e inoltre col maestro israeliano di daf e riqq Elias Habib e il maestro di percussioni Valter Paiola per la pandereta de Plena portoricana, che introducono a tecniche esecutive di strumenti di vicini Paesi del Mediterraneo.

L’area è inoltre aperta a pratiche terapeutico-salutistiche come la musicoterapia con Paolo Rossetti Murittu e al Drum Circle una sorta di vivace cerchio percussivo realizzato in modo amatoriale da semplici avventori sotto la guida del Maestro Massimo Carrano qui in veste di facilitatore. Il tutto è corredato dalla mostra ‘Cornici dal mondo – tamburi della pace’ a cura di Francesco Paolo Manna. Nella serata del 10 di maggio grande concerto del gruppo musicale di sole percussioni Batacoto e a seguire Daniele Sepe con DJ Set Mondo Cane. Il concerto dei Batacoto è un’esplosione di ritmi. Un tamburino dialoga con il surdo, con il repinique con chocalho e agogo e sullo sfondo tuona una caixa a ritmo Batucada mentre un canto conduce lontano e a occhi chiusi par d’essere a Ipanema nella città del Cristo Redentore. Il Grès Unidos do Batacoto è il noto gruppo musicale di ritmi del Brasile creato nel 1992 dal compianto musicista di Castellammare di Stabia Carlo Todisco fondatore della prima scuola di Samba del Sud Italia. Un sound energico e coinvolgente quello dei Batacoto derivante da sonorità afro-brasiliane che ha dato notorietà al gruppo fino a condurlo alla partecipazione a trasmissioni televisive di successo e a pellicole cinematografiche di rilievo come nel film del regista Paolo Sorrentino ‘Il Divo’ (2007). Uno dei membri del gruppo Nunzio Moskito Toscano si è distinto in questo stesso anno per esser stato accolto come ritmista della batteria ufficiale della Scuola Beija Flor al Carnevale di Rio de Janeiro.

Daniele Sepe è un versatile artista e compositore napoletano che con il sax attua una vera e propria azione contaminatrice di generi musicali di vari Paesi del mondo – musica popolare napoletana, Funk, ritmi mediterranei, Rock, Rap e Jazz – che sfocia brillantemente in ironica critica sociale. Suona per molti grandi nomi della canzone italiana tra cui Gino Paoli ed Eduardo De Crescenzo e realizza commenti musicali per alcuni film di noti registi, da Mario Martone a Gabriele Salvatores, per citarne solo alcuni. Con il suo libro-cd ‘Lavorare stanca’ (1998) riceve il premio Tenco come miglior album in dialetto e la nomination al Premio Italiano della Musica. Il suo album ‘Jurnateri’ (2001) vende quasi 20 mila copie, successo replicato con gli album successivi ‘Anime Candide’ (2002) e ‘Nia Maro’ (2004). Nel 2012 esce ‘Il Canzoniere illustrato’ con dodici brani tradizionali rielaborati a suo modo. A completamento di serata il DJ Set di Andrea Cota noto come Mondo Cane, per una selezione che costituisce una sorta d’itinerario di ricerca musicale intorno al mondo con un occhiolino a sonorità dell’Est europeo,  elettroniche e improntate allo Swing.

 Nelle successive serate altri concerti e spettacoli di Teatro Danza con artisti di rilievo quali Maristella Martella fondatrice con Eugenio Bennato della prima scuola Taranta Power a Bologna, una sorta di laboratorio tra maestri della tradizione, artisti e nuovi appassionati di pizzica e tarantella italiana; con l’originale gruppo musicale di otto elementi Kaligola Disco Bazar che con un sax tenore, un flauto armeno, un bombardino, un susafono, una tromba, una fisarmonica, un tamburo dei Balcani, e il canto realizza una musica di fusione tra folk italiano e sonorità gitano-balcaniche su pattern ritmici elettronici e suggestioni dub; con Mascarimirì band musicale di contaminazione tra musica popolare del Salento e sonorità contemporanee che costituisce la formazione più innovativa tra quelle di pizzica salentina; con la regista e attrice teatrale Tullia Conte e l’artista Serena Tallarico nello spettacolo di Antropologia Teatrale e Teatro Danza San Tarantella; con l’artista e autrice Astrid Alessandra Luzzi dello spettacolo Fimmine Fimmine che narra della condizione femminile del secolo scorso e del ruolo catartico della musica ma anche di rivalsa sociale.

La performance è interamente dedicata alla donna e alle varie tappe della sua emancipazione, in un percorso storico che va dall’immagine delle tarantate del Sud Italia e giunge fino ad oggi; con l’artista Paolo Cimmino – co-fondatore della Società Italiana Tamburi a Cornice – nel concerto Meditamburi basato sull’incontro di musiche tradizionali di vari popoli e culture, in cui a sonorità del Mediterraneo s’affiancano ritmi del Latino America, dell’Africa e dell’India fusi a melodie e vocalità altamente evocative.

 All’oggi il tamburo a cornice da semplice strumento a percussione utilizzato in molteplici generi musicali è divenuto un veicolo di diffusione di antichi saperi in grado di far dialogare efficacemente diverse etnie e tradizioni tra loro. Nell’aria torniamo tutti a percepire che il patrimonio culturale, al di la di ogni campanilistica rivendicazione, è universale e non relegabile all’interno di alcun confine territoriale.

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