A Trevignano i documentari che raccontano il mondo

A Trevignano i documentari che raccontano il mondo

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Seconda giornata all’insegna della realtà e dei suoi protagonisti. Storie di vita vera che nascono in mondi lontani e che per effetto della globalizzazione coinvolgono ognuno noi.

Trevignano Romano, 17 giugno 2013 – Si è aperta domenica 16 giugno 2013 la seconda giornata del Trevignano FilmFest con la proiezione di “Hair India” e “A Blooming Business”, due documentari molto forti e commoventi sul paradosso dei prodotti commerciali nati nei paesi poveri per poi essere venduti nei paesi più ricchi. Moderato dalla giornalista Luciana Capretti, in sala erano presenti i due registi Raffaele Brunetti e Ton Van Zantvoort.

Hair India è un documentario italiano che nasce dall’idea di uno dei due registi, Marco Leopardi, purtroppo assente in sala, in seguito alla scoperta della presenza di una fabbrica di capelli nelle vicinanze del suo paese. Tre storie, tre situazioni, che alla fine si intrecciano in un unico percorso. Al centro il commercio dei capelli delle donne indiane. Ogni anno molte di loro lasciano il loro villaggio con la loro famiglia per raggiungere il tempio a cui doneranno i loro capelli in cambio di un voto. Una lametta inizia a rasare a zero lei e la sua famiglia. Ma chi li dona davvero sono le donne indiane, con i loro lunghi e lucenti capelli neri.
Chissà cosa ci fanno con i miei capelli…”, si chiede in una scena la protagonista di quest’ avventura. A spiegarlo l’altro regista, Raffaele Brunetti che, alla fine della proiezione, ha raccontato al pubblico di come la reazione delle donne di questi villaggi in seguito alla scoperta dell’uso fatto dei loro “voti”, li abbia lasciati molto colpiti. “Quando lo abbiamo spiegato, ci hanno detto che per loro non era importante, che è un voto fato per la divinità. Una donna indiana una volta mi rispose che se le donne europee volevano mettersi le loro negatività in testa beh, erano libere di farlo!”. Una risposta che fa molto riflettere sul concetto del “Do ut des” che spesso abbiamo noi occidentali per spiegare le cose. Capelli raccolti nei templi, lavorati in India, spediti in Italia, trattati e poi rimandati in India per esssere applicate come costosissime Extension ai personaggi di Bollywood, così come nel resto del mondo.

A Blooming Business è un documentario olandese, realizzata con un bassissimo budget e con un ottimo risultato. Il regista Ton Van Zantvoort racconta cosa si nasconde dietro al commercio delle rose, vendute tra l’altro da un paese che ha la più grande produzione europeaa di fiori, l’Olanda. Con un guadagno di quasi 4 milioni di euro l’anno, le rose vengono coltivate in Kenia in situazioni sfavorevoli e dannose per l’ambiente e per i lavoratori. I coraggiosi protagonisti che hanno dato il volto a “A Blooming business“, raccontano di storie terribili. Lavoratori sfruttati, rovinati dai pesticidi chimici e da una politica di assunzione priva di qualsiasi rispetto per i diritti umani. Donne assunte in base all’estetica e quasi sempre vittime di abusi sessuali da parte dei loro Super Visor. “O così o vieni licenziata”, racconta Jane, una dei 4 protagonisti del documentario. Pescatori che non vivono più perché le fabbriche riversano i pesticidi nell’unico lago fonte di acqua e di pesce. Le persone si ammalano perché bevono ignare le acque contaminate di questo lago. In entrambi i documentari si vede come la forza interiore sia legata alla fede assoluta nella propria divinità, sia essa induista o cristiana.

Alla fine della proiezione, quasi tutti nella sala hanno deciso di non comprare più fiori, né applicarsi mai alcuna extension. Ma, come spiegano i due registi, questa non è proprio la soluzione giusta. “Sono luoghi che danno posti di lavoro. La realtà è che dovrebbe esistere una seria tutela del lavoratore e più prodotti equo-solidali controllati.”- spiega il regista Ton Van Zantvoort – “In Olanda ci sono delle compagnie che hanno iniziato ad applicare dei bollini per garantire un maggiore controllo del prodotto.”
Il regista ha raccontato che purtroppo alcune persone che hanno partecipato al progetto hanno in seguito perso il lavoro. E’ accaduto a Jane e spiega Van Zantvoort che esiste anche un altro problema in questi paesi. “Abbiamo provato a mandarle dei soldi, ma purtroppo la corruzione è molto forte all’interno delle stesse organizzazioni per i diritti umani. Sapendo che non ha ricevuto nulla, abbiamo provato anche ad aprirle un conto in banca a suo nome per realizzare il suo business, ma non abbiamo più saputo niente.” Ma c’è una buona notizia. Ad un altro dei protagonisti è stato reso possibile prendere la patente per la macchina e, ironia della sorte, adesso guida le macchine dell’industria dei fiori.

Un altro argomento messo in luce durante la giornata è stato il problema riguardante la scarsa, se non quasi inesistente visibilità, che viene data ai documentari. Entrambi i registi hanno confermato che sia in Italia che in Olanda lo spazio è ridotto spesso a messe in onda a notte fonda e che, ad ogni modo, “non bisogna mai smettere di fare documentari, perché informare è fondamentale.

La giornata si è conclusa con “Furore“, il film capolavoro di John Ford girato nel 1940.

I due registi con i premi rilasciati dal Trevignano FilmFest 2013:


Ton-Van-Zantvort


Raffaele Brunetti

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