Torino apre le porte al riuso degli spazi

Torino apre le porte al riuso degli spazi

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Un festival che vuole far riflettere sul degrado della città. Tra i temi principali troviamo le foto del fotografo Christophe Desaigne su edifici poco curati, l’irrigazione di aree verdi e il consumo energetico con Clima Casa. Grande interesse tra i partecipanti

Roma, giovedì 4 luglio 2013 – Si è svolta dal 28 maggio al 1 giugno a Torino la terza edizione del festival dell’architettura promosso dall’ordine degli architetti. Per cinque giorni l’architettura è stata protagonista con oltre 75 iniziative tra conferenze, mostre, laboratori e happening realizzati attraverso la collaborazione di oltre 100 istituzioni culturali operanti in città e nell’area metropolitana.  Lo scopo principale di questo incontro è stato quello di  riscoprire luoghi sconosciuti o caduti in disuso e  anche dell’accessibilità di alcuni edifici chiusi. Il tutto con un unico obiettivo, il riuso degli spazi. Il primo appuntamento ha avuto come tema l’irrigazione delle aree verdi della città, e in contemporanea si discuteva anche il tema sull’architettura alimentare, una specifica area del progetto che si occupa di produrre soluzioni efficaci per la fruibilità del cibo in precisi contesti e situazioni. Si propone di dare forma alle interfacce nel modo più adeguato alle circostanze in cui il prodotto viene consumato.

Il clou di questo festival si è avuto con le famose mostre fotografiche del francese,  semiprofessionista, Christophe Desaigne. La sua esposizione, intitolata “Le rovine esposte”, vuole far riflettere su una Torino poco curata con edifici belli come la Cavallerizza Reale, gli stabilimenti Ghia-Osi e i sotterranei della chiesa  S.Filippo Neri ormai in decadenza. E proprio questa mostra fa riflettere su un risanamento per guardare meglio al futuro. E a proposito della sua esposizione, in un’ intervista fatta dalla giornalista Liliana Pastorin durante l’inaugurazione del festival alla domanda su quale degli edifici fotografati a Torino è stato più interessante, il fotografo ha risposto: “La cosa che mi ha colpito di più è lo stabilimento Ghia-Osi, perché si tratta di un enorme volume edilizio. Era una grande industria dove si faceva carrozzeria, e sentivo ancora la presenza di migliaia di operai che hanno lavorato li dentro. Forse è il luogo più emblematico tra le varie location torinesi.”

Un altro tema interessante del festival è stato il consumo energetico con Casa Clima,  un metodo di certificazione energetica degli edifici. La novità di quest’anno è stata quella del paese ospite: l’Argentina, che come ha detto Carlos Cherniak , addetto agli Affari Politici e Cooperazione dell’Ambasciata Argentina in Italia, è il paese «più italiano nel mondo». Il festival si è concluso portando nelle case di chi vi ha partecipato qualche informazione  in più sul mondo che ci circonda.

Mariangela Cardone

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