Niente “febbre da inizio saldi”

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La spesa cala del 15%. Lo ha rilevato un sondaggio condotto da Fismo-Confesercenti su un campione di commercianti di alcune importanti città italiane

Roma, martedì 16 luglio 2013 – Anche le vendite di fine stagione non sfuggono alla crisi dei consumi. La prima settimana dei saldi estivi si è chiusa con un calo medio del 15% della spesa dei clienti rispetto allo stesso periodo del 2012, come emerso da un sondaggio condotto da Fismo-Confesercenti su un campione di commercianti di alcune importanti città italiane. Un dato che assume però connotazioni diverse a seconda della categoria merceologica e della località. A Milano, nel quadrilatero della moda, le vendite tengono o, addirittura, crescono, grazie soprattutto all’apporto di turisti comunitari ed extra-comunitari, in particolare arabi che acquistano il “made in Italy”, e ai buoni sconti sui prodotti firmati, le cui vendite risultano stabili. Risultati al ribasso, invece, per i negozi delle strade periferiche e semi-centrali, tradizionalmente legati ad una clientela residente. In generale, i milanesi acquistano scarpe e capi fondamentali per il rinnovo del guardaroba. A Torino i saldi estivi rimangono sui livelli dello scorso anno: come nel 2012, si registra una partenza tiepida, anche per le troppe promozioni precedenti ai saldi, che hanno “indebolito” l’effetto sorpresa. I clienti si orientano soprattutto su camiceria e pantaloni, meno verso calzature ed accessori. Bologna registra un calo di vendite diffuso, fino ad un -20%, soprattutto per quanto riguarda accessori e capi d’abbigliamento dal prezzo medio-alto. Le limitate disponibilità economiche si sentono anche a Bari, dove si registra un vero e proprio crollo delle vendite dei prodotti firmati premium, anche nell’ordine del 25%. Nel capoluogo pugliese i clienti acquistano soprattutto pantaloni e camiceria, mentre hanno meno successo gli accessori come borse e cinture.

La bassa disponibilità economica influisce pesantemente anche sul comportamento d’acquisto dei clienti. Nonostante gli sconti iniziali, superiori alla norma, non c’è stata la consueta ressa dei primi giorni. Svanite le file, in coda davanti ai negozi, ormai, resistono soprattutto i turisti stranieri, in cerca del capo “made in Italy”. I consumatori italiani si mostrano invece più attenti alle spese e confrontano le varie offerte prima di comprare. In generale, si vendono meglio i capi nelle fasce di prezzo medio-basse e low-cost, mentre soffrono i capi premium rivolti a chi può spendere un po’ di più. Tra le categorie merceologiche che mostrano una miglior tenuta c’è la moda giovani. I genitori – sottolineano i commercianti intervistati – preferiscono tagliare la propria spesa per l’abbigliamento piuttosto che quella dei figli!

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