M5S, la strategia che non c’è

M5S, la strategia che non c’è

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Voterà la decadenza in Senato con Pd e Sel, ma rifiuta ogni alleanza in caso di crisi. Nessuna speranza di modifica per la legge elettorale che adesso sembra andare bene anche a Grillo

Roma, lunedì 9 settembre 2013 – In un recente post apparso sul blog di Beppe Grillo (“Siamo in guerra”), si è parlato di strategia. O meglio si è sottolineato che la strategia del Movimento è quella di non avere una strategia vera e propria. Ma solo di proseguire ad oltranza la battaglia contro le “tenebre” della politica. Si legge infatti: “Il M5S è condannato dalla sua stessa natura a vincere la partita o a perderla irrimediabilmente. I pezzi bianchi non possono allearsi con quelli neri. A differenza degli scacchi in questa partita non è previsto il pari, ma solo lo scacco matto. Siamo in guerra, una guerra che deciderà il destino di questo paese per il prossimi decenni. O ci sarà una svolta o una lenta stagnazione con facce nuove a proteggere i vecchi interessi di sempre”. Le parole postate ricordano molto quelle usate da Steve Jobs nel 1984, quando ha presentato per la prima volta il Mac al mondo, iniziando la sua battaglia contro l’oscurantismo dei prodotti Ibm. Sono cioè un escamotage retorico per fare presa sul pubblico. Ma sotto sotto sono vuote, perché nel caso di Jobs c’era un vero prodotto in grado di rivoluzionare i costumi, nel caso di Grillo c’è il vuoto di una proposta politica. Cosa si intenda vincere la partita, come vincerla e su che terreno giocarla non è dato sapere. Sicuramente non sul terreno delle alleanze, che da sempre riserva un raffinato gioco di incastri tra tattica e strategia, e che i capi del Movimento rifiutano.

Al di là delle belle parole scritte sul post non c’è chiarezza nelle intenzioni dei capi del Movimento. A poche ore dalla riunione della Giunta per le Autorizzazioni a procedere del Senato, per valutare la decadenza di Berlusconi, come si comporterà il M5S nel momento di probabile crisi? Sicuramente voteranno per la decadenza. E dopo? Tutte le energie sono concentrate in questi giorni in una continua polemica a distanza contro il Pd, sulle scelte passate della sua classe dirigente o su quanti nel Movimento ragionano su una possibile strategia delle alleanze. Nessuna analisi chiara su quello che accadrà e sugli scenari possibili viene postata sul blog o enunciata dai cittadini-portavoce eletti in Parlamento. Anzi l’ultima azione del Movimento è stata una plateale, quanto inutile occupazione del tetto del Parlamento, per richiamare l’attenzione al valore della Costituzione, che il Pd e il Pdl vorrebbero cambiare – dicono loro – a colpi di maggioranza. Una battaglia per molti versi anche condivisibile, che loro forse per primi hanno portato avanti in Parlamento ad inizio estate. Ma che ha diffuso tra la gente “il Fatto Quotidiano” con la sua raccolta di firme online. E che comunque appare poco pratica visto che la Legislatura è messa a rischio dal voto della Giunta in Senato su Berlusconi.

Votare la decadenza di Berlusconi, insieme al Partito Democratico e a Sinistra Economia e Libertà, vuol dire assumersi il rischio e la responsabilità di una probabile fine anticipata della XVII Legislatura, rischiando di aggravare la situazione economica italiana e mettendo a rischio la ripresa che sembra essere vicina. Si presume dunque che Grillo e Casaleggio sappiano cosa stanno facendo – come lo sa del resto il Partito Democratico che, nonostante le forti pressioni del Pdl e le continue prese di distanza del M5S, finora non è arretrato di un passo dalla posizione assunta. Quindi è logico immaginare che abbiano di fronte a loro stilato alcuni possibili scenari. 1) Berlusconi bluffa, non fa nulla e accetta la decadenza. 2) Berlusconi ritira la delegazione del Pdl al Governo e apre di fatto la crisi. 3) Berlusconi ritira la delegazione dal Governo, ma assicura un appoggio esterno al Governo Letta. Nel caso del punto 2 poi si possono aprire nuovo scenari. Cosa farà il Presidente della Repubblica di fronte ad una crisi? Cercherà una nuova maggioranza in Parlamento? Si dimetterà in caso di fallimento? Terrà in vita ad oltranza il Parlamento per cambiare la Legge elettorale?

Sono tutti punti molto dirimenti che gli “strateghi” del Movimento Cinque Stelle, i fautori del “mai nessuna alleanza”, dovrebbero aver preso in considerazione e pertanto dovrebbero informare i cittadini. Se fosse vero, come dicono, che non sarebbe un dramma andare a votare adesso, dovrebbero tirare fuori gli elementi concreti che hanno in mano, le prove documentali, i fatti, per cui non sarebbe traumatico per l’economia italiana. E anzi quali benefici ne avrebbero i cittadini, i lavoratori, i giovani che cercano impiego, i cassintegrati, i commercianti e le aziende. Se ci si definisce “portavoce dei cittadini” in Parlamento, il flusso comunicativo dovrebbero essere biunivoco. Dalla società civile verso il Parlamento e dal Parlamento verso la società civile. Se l’Italia non rischia nulla e si può andare alle elezioni questo va dimostrato prove e conti alla mano. Così come ai titoli va dato un contenuto. Nel senso che se davvero vogliono un governo a Cinque Stelle con personalità influenti, devono fare i nomi delle persone a cui pensano, quali punti del programma portare avanti e come ottenere i risultati.

Inoltre dovrebbero dimostrare anche quale giovamento avrebbe l’Italia e la Politica dal tornare al voto con il Porcellum e perché, in così poco tempo, Grillo ha abdicato ad una riforma del sistema elettorale per conservare il privilegio ai partiti (e anche al Movimento) di nominare, e non di eleggere, i propri rappresentanti. E su questo punto si apre una questione. Se non è eticamente corretto che un Parlamento di nominati possa mettere mano alle riforme, anche Costituzionali, perché dovrebbe essere eticamente accettabile che lo faccia un Parlamento a maggioranza Cinque Stelle, sempre di nominati, sempre di letti con il Porcellum? Quale sarebbe la differenza? Sempre nominati sarebbero!

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