Il debutto a teatro dei detenuti di Rebibbia

Il debutto a teatro dei detenuti di Rebibbia

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Sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma arriva lo spettacolo “La Festa” degli attori detenuti di Rebibbia. Cresce la qualità delle compagnie degli istituti di pena romani con il vantaggio sociale che il 65% non commette più recidiva

Roma, giovedì 12 settembre 2013 – I detenuti attori del Carcere di Rebibbia debuttano al Teatro Argentina con lo spettacolo «La Festa», ideato e diretto da Laura Andreini Salerno e Valentina Esposito. Lo spettacolo fa parte del Festival dell’Arte Reclusa, giunto alla sua terza edizione e, per la prima volta, al cast dei detenuti-attori di Rebibbia, si affiancano venti giovani allievi dell’Accademia Internazionale d’Arte Drammatica. Insieme rendono possibile la ricostruzione emotiva di una vicenda sospesa tra il passato e il presente, tra l’ingenua gioventù e la dura maturità, tra la vita libera e la vita reclusa. La drammaturgia è di Valentina Esposito, la scenografia di Enzo Grossi, i costumi di Paola Pischedda, il disegno luci di Valerio Peroni e Cosimo Marasciulo. Il debutto è previsto per venerdì 13 settembre alle ore 21.

«La Festa» è ambientata nei primi del Novecento nelle cucine di un grande transatlantico in rotta verso le Americhe, dove prende corpo con il trascorrere dei minuti una vicenda giocata sulla nostalgia e il rimpianto tra passato e presente. Una pièce che ricorda l’attesa mai compiuta di “Aspettando Godot”. La nave, addobbata a festa, ripercorre il viaggio inaugurale di diciotto anni prima. Tanti anni dopo, invecchiati e quasi “reclusi”, i cuochi di bordo attendono che Miriam, la giovane figlia dell’armatore che aveva trascorso in navigazione i primi sei anni della sua vita, ricompaia nelle loro vite. Ma Miriam non si fa viva. I piatti che le vengono espressamente preparati ed inviati in cabina, ritornano intatti alle cucine. Fra i saloni e i ballatoi, inservienti riportano voci inquiete. La pièce prova a scandagliare l’anima di uomini che dalla loro reclusione si commuovono al pensiero degli affetti lontani, dei figli distanti, degli amori perduti. E scandaglia l’animo dei giovani, di quel difficile rapporto figlio-padre, fatto di incomprensioni e ribellioni. La reclusione è metafora dell’infinito lavorio dell’anima alla ricerca del significato universale dell’essere padri e dell’essere figli.

Teatro e carcere è un binomio di fondamentale rilevanza e nell’ultimo decennio sono state attivate iniziative a favore della diffusione della cultura teatrale presso gli Istituti di Pena della Capitale con 15 produzioni teatrali alle quali hanno assistito oltre 32.000 spettatori esterni (per il 60% studenti delle scuole superiori ed universitari). Da notare che secondo i dati statistici su oltre 380 detenuti coinvolti nelle attività teatrali presso Rebibbia fra il 2002 e il 2012 il tasso di recidiva per chi svolge tali attività con continuità ed impegno è passato da una media del 65% a quella del 6%. Tale dato è stato confermato anche dalle analisi dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari. Attualmente nel carcere di Rebibbia sono operanti tre Compagnie: Reparto G12 Alta Sicurezza, G8 Lunghe pene, G9 Precauzionale.

Il successo di questo progetto teatrale è stato coronato nel 2012, con l’ingresso della troupe dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. I cineasti hanno narrato – attraverso le riprese nelle celle e nei corridoi del Carcere – l’avventura di portare in scena il Giulio Cesare di Shakespeare con un cast di soli detenuti-attori sotto la guida di Fabio Cavalli. Il film  Cesare deve morire ha vinto l’Orso D’Oro al Festival Internazionale del Cinema di Berlino – 62° Edizione ed è stato premiato con 5 David di Donatello, tra i quali il Premio come Miglior Film dell’anno e uno speciale Nastro d’Argento al Cast.

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