“Garofano Verde”, il fior fiore del teatro omosessuale

“Garofano Verde”, il fior fiore del teatro omosessuale

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Da oggi fino al 29 settembre la Capitale ospita sei serate di teatro omosessuale. Si apre con Elio De Capitani e si chiude con Massimo Popolizio, passando per Valter Malosti, Alvia Reale e Manuela Mandracchia

Roma, martedì 24 settembre 2013 – Si apre questa sera al Teatro Belli di Roma con il reading/spettacolo «Il Vizio dell’arte» di Alan Bennett (titolo originale The Habit of Art) la nuova edizione, la ventesima per la precisione, di “Garofano Verde – Scenari di Teatro Omosessuale”, curata da Rodolfo di Giammarco. «Il teatro può ancora battere un colpo – dichiara di Giammarco -. Contro il disagio della omoesclusione sociale non detta ma purtroppo spesso pensata e praticata, contro gli spazi ancora ghettizzati da culture del non dialogo o persino da sentimenti “amici” fermi solo a un principio di tolleranza e a un concetto di diversità, contro l’emergenza delle brutalità sul web, contro l’imperversante squadrismo scolastico, contro l’accanimento di uno scenario ostile alle varie identità omosessuali». La rassegna presenta sei serate di grande teatro con attori e protagonisti della scena italiana, atte ad esplorare la cultura e le tematiche gay. Al teatro inglese di Bennett, seguono le riflessioni e le analisi sulla corporeità della solitudine con Alessandro Sciarroni, le parole poco sentite del lesbismo ad opera della Compagnia Mitipretese, l’altro da sé identitario con Enzo Curcurù, la testimonianza testoriana di un faccia a faccia invocante e desiderante Cristo , l’assillo esistenziale di Walter Siti di essere comprati e venduti. Si alternano le voci inconfondibili di Massimo Popolizio, Alvia Reale, Valter Malosti, Manuela Mandracchia.

Il testo di Alan Bennett, “Il vizio dell’arte”, che apre il festival vede in scena Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, che ne hanno curato anche la messa in scena, e Alejandro Bruni Ocaña. Si tratta di un lavoro ancora in divenire, o meglio di un estratto parziale del testo originale. Al Teatro Belli infatti si portano sul palcoscenico più o meno 40 pagine, ossia una lunga scena dell’opera di Bennett, equivalente a circa la metà del testo integrale, sul quale De Capitani e Bruni stanno lavorando per trasformarlo in spettacolo. Il reading di questa sera è di fatto una prova della messinscena che mette al centro della narrazione l’incontro tra il poeta Wystan Hugh Auden e il compositore Benjamin Britten, entrambi ultrasessantenni, entrambi omosessuali. Nella scena tutto comincia con l’incontro tra Auden e una giovane marchetta, senza che nulla succeda perché la marchetta è arrivata un po’ in ritardo, e Auden sostiene che tutto doveva ritualmente avvenire (come a lui accadeva a New York) entro le 18. Quando arriva Britten inizia il dialogo tra i due artisti. Britten vuole conforto. Da anni abita a Aldeburgh, dalle parti in cui era nato, e nella comunità in genere molto solidale con lui ha riscontrato un grande gelo sulla sua ultima opera attorno a un’innocenza violata (Morte a Venezia), e si è reso conto che a creare imbarazzo è la storia di un uomo adulto che s’innamora di un giovanissimo. Auden è il genero di Thomas Mann e sa che il desiderio estetico, nell’immortale racconto di Mann, nasce per un giovanetto di 11 anni. Dal testo di Bennett prendono corpo le riflessioni su cosa sia l’amore omosessuale e quali confini abbia e quali siano i luoghi che abita.

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