Tagliarini-Deflorian: ma l’arte non argina la crisi!

Tagliarini-Deflorian: ma l’arte non argina la crisi!

  • Print
  • Add to Favorites

Al Romaeuropa Festival va in scena la crisi italiana, narrata attraverso un fatto di cronaca inventato. Sul palco Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, cui si aggiungono Monica Piseddu e Valentino Villa.

Roma, mercoledì 6 novembre 2013 – Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni è il nuovo progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini che sarà presentato in prima italiana al Teatro Palladium di Roma nell’ambito del Romaeuropa Festival dal 7 al 10 novembre 2013. Si tratta di una coproduzione che vede collaborare insieme il Teatro di Roma, Planet3 & dreamachine e appunto il Romaeuropa, che da alcune stagioni presenta all’interno della rassegna promettenti artisti italiani, la cui vicinanza e inclusione in un cartellone raffinato, importante e innovativo come quello del festival romano nel tempo ha fornito loro gli stimoli e le suggestioni adatte per creare lavori di respiro più ampio. Da questo punto di vista, la lungimiranza del direttore artistico Fabrizio Grifasi è stata notevole, perché ha fatto crescere una generazione di artisti, coreografi, danzatori e attori, che oggi danno il meglio di loro, non sfigurando affatto se accostati alle produzioni estere. Lo spettacolo vede sul palco Daria Deflorian, Antonio Tagliarini, Monica Piseddu, Valentino Villa. Hanno collaborato al progetto Monica Piseddu e Valentino Villa. La consulenza per le scene è di Marina Haas. Luci di Gianni Staropoli. Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni ha visto una prima fase di lavoro in “Perdutamente”, la factory di 18 compagnie romane, voluta da Gabriele Lavia per il Teatro di Roma, che si è svolta al Teatro India tra ottobre e dicembre 2012.

Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni è una indagine esistenziale della crisi, intima e politica, che sta vivendo la società italiana. Ha a che fare con una questione personale e collettiva allo stesso tempo: l’instabilità politica, la precarietà economica, i mutamenti sociali. Lo spettacolo ha come punto di partenza l’immagine tratta dalle pagine iniziali del romanzo di Petros Markaris, “L’esattore”, pubblicato nel 2011, dove domina il dramma di un fatto di cronaca inventato: il suicidio collettivo di quattro anziane donne in Grecia. Purtroppo negli anni passati simili fatti di cronaca, per niente inventati, hanno riempito le pagine dei giornali italiani. Parlando dei quattro personaggi affermano gli autori: «Non sappiamo e non sapremo niente di loro, abbiamo circoscritto il nostro immaginario tra il momento in cui prendono i sonniferi e quello in cui una ad una lasciano la vita nell’immacolato piccolo appartamento di periferia di una di loro. Per quanto tristemente vicina alla realtà si tratta di una finzione letteraria e non di un fatto di cronaca – proseguono Daria Deflorian e Antonio Tagliarini -. E questo ci ha permesso di immaginarlo non solo come un terribile gesto di disperazione, ma come un atto di protesta. Una protesta che viene dalla parte più mite e fragile di una società, che non riesce più a garantire alla gente una sopravvivenza dignitosa. Ci interessa usare lo spazio di libertà della scena per scatenare la nostra collera, sanare l’eccesso di positività che ci circonda, i comportamenti rigidamente politically correct, la commozione facile, il sorriso stereotipato delle relazioni sociali, le ricette per vivere con serenità le ingiustizie che ci toccano».

Il teatro e le arti in genere, come spesso accade, si fanno dunque interpreti del disagio che pervade la società italiana. Un disagio che viene da lontano, forse dal profondo degli anni ’80, ma che le mancate riforme, istituzionali, culturali, industriali e la grave crisi economica hanno acuito proprio in questi anni. Lo spettacolo inscena questo disagio esistenziale che nasce e matura da disastro sociale. Non è una proposta politica, ma la fotografia attuale di una società, quella italiana, mutuata da quella greca. Eppure, la tensione creativa, che in casi del genere spinge a concepire e creare un simile progetto, è quella di andare a smuovere le corde degli spettatori, per reagire appunto alla “commozione facile” e “all’ingiustizia sopportata con serenità”. L’arte performativa è l’arte pubblica per eccellenza, in quanto esiste perché giocata di fronte ad una audience, e nel caso dello spettacolo di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini accoglie nel fondo l’aspetto etico. Gli attori infatti vestono i panni del loro stesso pubblico, per scuoterlo dall’inazione che da anni ne obnubila la mente. E più è drammatico il racconto, più forse la coscienza subisce uno shock benefico. Ma di questo se ne potrà parlare venerdì 8 novembre, al termine dello spettacolo, quando Daria Deflorian e Antonio Tagliarini incontreranno il pubblico in occasione del ciclo di appuntamenti “Appena Fatto!”, realizzato in collaborazione con Rai Radio 3.

1.067 Commenti

I commenti sono bloccati