Juve prima per una notte

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In attesa del posticipo tra Roma e Cagliari, la Juventus si prende il primo posto in Campionato. Con 34 punti in 13 gare Conte fa segnare il suo record da quando è a Torino. Funziona la coppia Tevez-Llorente e la difesa da quattro partite non subisce reti

Lunedì 25 novembre 2013 – Prima della classe per un giorno. La Vecchia Signora si gode il momento positivo e il primo posto in classifica (34 p.), dopo la vittoria su di un campo difficile come quello di Livorno. Nella 13ma di Campionato la Juventus conferma di essere, almeno in Italia, una grande squadra e in attesa della notte di Champions contro il Copenaghen allunga su Napoli, Inter e Fiorentina. Dopo i gol a raffica presi nelle prime nove gare, adesso non ne subisce più. Buffon è imbattuto da 450 minuti e anche ieri contro il Livorno non ha rischiato, pur avendo davanti una difesa inedita a tre con Vidal centrale, per la mancanza di Bonucci, Barzagli e Ogbonna. Quello che sorprende nella terza Juve di Conte è il fatto che non ci sono più titolari e riserve. Certo si sono alcuni punti fermi. Tevez, Pogba, Vidal e Buffon. Ma tutti gli altri si avvicendano senza alterare gli equilibri della squadra. Questo permette di applicare il turn over quasi costante con gli stessi risultati. E la formazione potrebbe addirittura arricchirsi di nuovi elementi con l’apertura della prossima finestra di mercato a gennaio.

La partita con il Livorno di Nicola non è stata tra le più facili. Come contro il Parma è stata vinta alla distanza. Gli Amaranto hanno applicato un assetto protettivo, difendendo con tutti gli uomini, per cercare di colpire in contropiede con Emeghara e Siligardi, che a turno tra l’altro coprivano Pirlo per evitare che impostasse il gioco. Per tutto il primo tempo la partita è stata molto equilibrata, con il gioco in mano alla Juventus e il Livorno attento alle chiusure, ma poco propenso alle ripartenze. Evidentemente il timore nei confronti dei Campioni d’Italia ha impedito all’undici di Nicola, che finora non ha sfigurato in Campionato – anche se adesso, scavalcato dal Sassuolo, è in zona retrocessione – di osare di più. Poche le conclusioni in porta dei bianconeri. Un colpo di testa di Llorente, sempre più nel cuore del gioco juventino, un gran tiro di Pogba da lunga distanza e uno di Asamoah, entrambi respinti da Bardi.

Di tutt’altro tenore il 2°T. Il Livorno, dopo un inizio timido, ha iniziato a farsi più spavaldo, cercando di colpire la Vecchia Signora che attaccava in massa, anche con i suoi difensori, in contropiede. Da alcuni corner battuti da Pirlo sono arrivate le occasioni più ghiotte degli Amaranto, malamente finalizzate dalle punte per mancanza di generosità. Dal 3’ al 14’ circa si sono susseguiti gli assalti degli attaccanti e centrocampisti livornesi, senza mai creare reali pericoli a Buffon (nel Livorno mancava tra l’altro Paulinho), e nel miglior momento di gioco della squadra di Nicola la Juventus ha colpito cinica con il suo uomo migliore Llorente. Le folate dei padroni di casa infatti hanno allungato la squadra. Da un affondo di Asamoah, bravo sulla fascia a saltare sempre l’avversario, è arrivata la palla a Pogba che con precisione ha crossato in area, dove l’attaccante basco si è gettato anticipando il difensore e segnando di piatto un bel gol a Bardi.

Dopo il gol il Livorno ha cercato di creare gioco, ma con meno convinzione, mentre la Juventus come fa spesso si è rintanata in attesa del colpo finale. Che è arrivato puntuale grazie sempre a Llorente, che ha lavorato un pallone difficile tra due difensori appoggiando a Tevez, che dal limite ha fatto partire un tiro radente al palo, siglando la sua settima rete in Campionato. Nel finale un palo salva i padroni di casa da un passivo peggiore. Tra le note positive per la squadra di Conte c’è la crescita constante di Llorente, sempre più abile in attacco, capace di proteggere palla e smistarla a memoria per far salire la squadra. Le sue giocate iniziano ad essere imprevedibili come quelle di Vucinic. Con il suo acquisto e la cessione di Matri la Juve in attacco è molto più pericolosa e difficile da marcare. E come dice lui stesso: il bello deve ancora venire.

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