Confusioni: vizi e virtù in chiave inglese

Confusioni: vizi e virtù in chiave inglese

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Il titolo mostra l’intenzione di mandare in tilt ogni aspettativa del pubblico, ma in realtà il lavoro di Alan Ayckbourn, in scena a Teatro Trastevere fino al 1 dicembre 2013, è un grande lavoro di precisione, ragionamento e chiarezza di intenti

Roma, giovedì 28 novembre 2013 – I cinque attori Brunella Caronti, Marco Focardi, Alberto Mosca, Gabriella Petti, Doriano Rautnik, diretti da Alessandro Londei interpretano ogni volta protagonisti diversi a seconda degli atti, ognuno dei quali mira a rappresentare un aspetto della vita e del carattere umano. Si comincia dalla solitudine, magnificamente espressa dalla situazione di una donna che trascorre il suo tempo esclusivamente esercitando il ruolo di mamma perfetta perchè il marito è sempre via per lavoro. Si prosegue con l’ossessione di un uomo annoiato in un piccolo albergo di provincia che tenta in tutti i modi e a tutti i costi di rimorchiare due giovani che non riescono a raggirarlo finchè egli non crolla completamente ubriaco.

E se vi ritrovaste al posto di un equilibrato cameriere di un ristorante francese e avreste a che fare con due coppie sposate talmente prese dalle loro faccende personali da ostacolare il tuo lavoro e non apprezzare per niente quegli unici e sfarzosi piatti, non vi sentireste in imbarazzo? E ancora, ecco in scena il narcisismo di chi, nonostante sia responsabile della sofferenza altrui, non se ne cura perchè intento in cose più importanti come l’organizzazione di un evento che comunque si prospetta verso il fallimento;  la concentrazione verso se stessi è talmente forte che tutto il resto sono solo imprevisti. Per concludere, il regista ha voluto dare spazio ad uno dei mali peggiori del nostro tempo, l’incomunicabilità. Quante volte mentre siamo in un parco, alla fermata di un autobus o al supermercato ci si avvicina qualcuno che ci comincia a parlare di sè e pensiamo subito che si tratti di un maniaco o di un disturbato che sta invadendo il nostro spazio e la nostra privacy? La nostra reazione è sempre la stessa, lo evitiamo.

Questa grande commedia dallo humor inglese, coperta da un velo di perbenismo, è la metafora ideale della modernità, resa divertente dall’acuta decisione del regista di coinvolgere il pubblico nei movimentati cambi di scena nei quali avviene l’allestimento della scenografia: lo spettatore non può annoiarsi se davanti a sè gli attori ballano a ritmo di musica, scomparendo e ricomparendo con un nuovo costume. Un flusso travolgente che non fa perdere mai il filo della narrazione e mantiene alto l’interesse verso qualsiasi cosa succeda sul palco.

Manuela Monteleone

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