Critica alla musica moderna

Critica alla musica moderna

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Lo smalto che manca oggi alla musica, non più protagonista ma comparsa. Produzioni troppo impegnate a creare divi piuttosto che artisti

Roma, giovedì 12 dicembre 2013 – Immaginate uno strumento capace di trasmettere emozioni talmente forti, da far crollare qualsiasi scetticismo sulle capacità empatiche dell’essere umano. Aggiungete poi una dose di puro piacere provocato dall’ascolto di note che deliziano l’udito e il gioco è fatto, ecco a voi: la musica. Classica, pop, reggae, rap…potrei spendere tutto il giorno elencando vari tipi di musica, ma quella vera, quella che ti scava nel profondo e ti strappa emozioni, e ogni tanto anche qualche lacrima, ormai è diventata una cosa rara. Standardizzata dai reality show moderni, non è più in grado di risvegliare quelle sensazioni, ma si limita ad essere un mero sottofondo accompagnatore, a qualcosa che non è più protagonista, ma comparsa utile solo a riempire la scena.  Nella musica moderna non riesci a immergerti come puoi fare, per esempio, con “Shine On Your Crazy Diamond” dei Pink Floyd, un brano che ha fatto la storia, dieci minuti di puro godimento, dieci minuti di isolamento totale dal mondo, prigioniero di un viaggio, ti lasci trasportare fino a  mete sconosciute alla logica umana.

E’ questo lo smalto che manca oggi, potersi perdere in quei, ormai, 3-4 minuti, l’attenzione ora è concentrata prevalentemente sul cantante ed è calato il buio sulla parte più importante; personalmente penso che il problema sia da ricercare nei valori che caratterizzano la vita moderna e da una produzione che tende a miticizzare personaggi per creare un pubblico innamorato del divo piuttosto che della sua musica, di conseguenza riponendo in secondo piano il reale valore musicale del personaggio, non concedendo, invece, spazio a chi dimostra di meritarlo con i fatti. Da questa analisi si potrebbe evincere un particolare aneddoto, la musica è lo specchio della popolazione che la ascolta, infatti oggi siamo di fronte ad un fenomeno che è il riflesso di un mondo sempre più ipocrita e superficiale, che, troppo impegnato a seguire una moda beffarda, è incapace di farsi un’opinione propria, rifugiandosi poi sotto i dogmi imposti dalla “cupola” della musica moderna. Certo, i tempi sono cambiati e i gusti non sono più quelli di una volta, ma se questo è il risultato, nella pista della musica “tutti ballano tranne me”.

Daniele D’Arpini

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