Il caso Ambrosoli nel ricordo del figlio Umberto

Il caso Ambrosoli nel ricordo del figlio Umberto

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Sullo sfondo di un’Italia segnata dagli anni di piombo, Umberto Ambrosoli nelle intense pagine di Qualunque cosa succeda racconta la storia esemplare del padre Giorgio, la sua coerenza agli ideali di libertà e giustizia, che l’avvocato portò avanti sino al giorno della sua morte: l’11 luglio del 1979

Roma, giovedì 19 dicembre 2013 – Sarà trasmessa su Raiuno all’inizio del nuovo anno, con buona probabilità a febbraio, la miniserie televisiva Qualunque cosa succeda. Due puntate ispirate al caso Ambrosoli, l’avvocato ucciso a Milano l’11 luglio 1979 da un sicario assoldato dal banchiere Michele Sindona della cui Banca Privata Italiana era stato nominato commissario liquidatore. La fiction, prodotta dalla 11 Marzo Film con sceneggiatura di Andrea Porporati e la regia di Alberto Negrin, ha visto impegnati nel cast, tra aprile e settembre 2013, Massimo Popolizio, Anita Caprioli e Andrea Gherpelli. A vestire i panni dell’avvocato, nello stesso ruolo che nel 1995 fu di Fabrizio Bentivoglio nella pellicola Un eroe borghese di Michele Placido (la cui sceneggiatura era tratta dal libro di Corrado Stajano), è ora l’attore romano Pierfrancesco Favino.

La serie è tratta dall’omonimo libro scritto nel 2009 da Umberto, figlio minore di Ambrosoli. Con stile asciutto, Umberto racconta, a trent’anni di distanza, l’impegno sociale del padre, combinando elementi di economia, storia d’Italia e sfumature di vita privata. Una ricostruzione permessa dai ricordi da bambino, ma anche dei familiari, degli amici e collaboratori paterni. E ancora le agende del padre, le carte processuali e i filmati dell’archivio Rai. Edito da Sironi editore, il libro è aperto da una breve prefazione di Carlo Azeglio Ciampi, governatore della Banca d’Italia nei drammatici giorni del delitto Ambrosoli. Lo definisce “un atto d’amore per il Padre”, il cui scopo è testimoniare “l’impegno “militante” per l’affermazione dei valori dell’onestà, dell’assunzione di responsabilità, dell’adempimento del dovere; della necessità di non tradire mai la propria coscienza”.

Ad ispirare il titolo del libro e della fiction, è l’espressione tratta dalla lettera-testamento scritta dallo stesso Ambrosoli a sua moglie Anna, quattro anni prima di morire. “Anna carissima, è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese […] si chiami Italia o si chiami Europa. […] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto…”.

Eleonora Angelini

 

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