Effetto Erasmus, l’architettura migrante fa tappa al Maxxi

Effetto Erasmus, l’architettura migrante fa tappa al Maxxi

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Una mostra fatta di viaggi, esperienze, riflessioni che traccia una mappatura dell’architettura italiana all’estero. L’allestimento originale è costituito da frammenti di container

Roma, martedì 7 gennaio 2014 – Si è aperta il 6 dicembre e sarà visitabile fino al 6 aprile 2014 al Museo Maxxi di Roma la mostra Erasmus Effect Architetti italiani all’estero. Curata da Pippo Ciorra, l’esposizione vuole indagare un aspetto particolare dell’architettura contemporanea italiana: il numero sempre crescente di progettisti che scelgono di trasferirsi in altri paesi per cercare fama e notorietà. Tra le ragioni che spiegano il fenomeno dell’architettura italiana migrante Ciorra ne individua tre fondamentali: “la crisi politica e culturale dell’architettura nel nostro paese; la diffusione del Progetto Erasmus e in generale dei programmi accademici di scambio; la crisi economica e finanziaria”.

L’allestimento, realizzato dallo studio Lot-Ek, è costituito quasi solo da frammenti di container da trasporto proprio per enfatizzare l’aspetto dinamico della mostra. Questa attraverso modelli, disegni, fotografie, video e animazioni raccoglie molteplici storie “oltre sessanta, con l’obiettivo di raccontare e presentare la mappa contemporanea dell’architettura e della creatività italiana nel mondo” come sottolinea Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI. Un efficace progetto di video interviste racconta le storie, le scelte e le ragioni dell’esilio ma anche il desiderio di rientrare in un paese che lo consenta.

 

Tra loro Lina Bo Bardi che nel 1942 in Brasile ha realizzato il Museo d’Arte di San Paolo o Romaldo Giurgola, autore del Nuovo Parlamento australiano a Camberra, fino alle archistar Renzo Piano e Massimiliano Fuksas, che hanno costruito all’estero il successo necessario per poi imporsi in Italia. O, tra i più recenti, Benedetta Tagliabue (tra le maggiori opere il Parlamento scozzese ad Edimburgo), i Lot-Ek ed Elisabetta Terragni entrambi a New York, Carlo Ratti a Boston, lo studio LAN a Parigi e molti altri.

La mostra spiega Ciorra “è stata pensata non solo per ricostruire il paesaggio storico di questa emigrazione e per denunciare le cause interne, culturali ed economiche che l’hanno portata a dimensioni eccessive. Ci preme ricordare a tutti che questi progettisti fanno parte della nostra comunità professionale e disciplinare, che il feedback che possono fornire al paese in fatto di conoscenza, tecnologia e innovazione è tuttora altissimo, che dovremmo lavorare per creare le condizioni per un possibile ritorno ma anche e soprattutto per mettere chi è ancora in patria nelle condizioni di produrre con lo stesso livello di qualità dei propri colleghi espatriati.”

Eleonora Angelini

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