La trilogia dell’attesa in scena al Vascello

La trilogia dell’attesa in scena al Vascello

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Otto personaggi che attendono.
 Attendono ormai da anni. 
Attendono forse da millenni. In scena la speranza e l’innocenza di chi non verrà mai abbandonato da chi lo ama sopra ogni cosa.

Roma, 29 aprile 2014 -Al Teatro Vascello di Roma debutta lo spettacolo dedicato al maestro Nicolaj Karpov, “Trilogia dell’attesa” in scena martedì 6 e mercoledì 7 maggio 2014 alle ore 21. Per la regia di Fabiana Iacozzilli, lo spettacolo narra di una storia di crescita, di come siamo tutti attaccati a chi ci ha generato e di come siamo stretti nei loro precetti, ritrovandoci poi nella difficoltà di staccarci e di conseguenza prendere una qualsiasi decisione. E’ questa la condizione in cui vive oggi la generazione dei nuovi giovani-adulti di cui la compagnia si ritrova ad essere “orfana”, “apolide”, “disadattata”. Così come sono dimenticati gli otto personaggi della trilogia dell’attesa. Ed ecco due vecchie donne decrepite attendere l’arrivo di un uomo. L’uomo arriverà solo nel momento in cui le due donne saranno pronte. Le due donne saranno pronte solo nel momento in cui finiranno di prepararsi. Ma le due donne finiranno di prepararsi? E l’uomo finalmente arriverà?

trilogia dell'attesaAspettando Nil è un testo intelligente quanto divertente oltre ad essere un omaggio all’autore Samuel Beckett. E’ la storia di una giornata come molte altre in cui si continua ad aspettare, in cui “non accade niente” e questo niente si fa rivelatore delle infinite contraddizioni che attanagliano le nostre esistenze. Segue “Quando saremo grandi”. La campanella è suonata. Tre piccole sedie al centro della scena. Tre linee che dalle sedute portano a tre attaccapanni. Sugli attaccapanni tre cartelle di scuola. Seduti sulle sedie troviamo tre bambini decrepiti che attendono che la mamma li venga a prendere. La attendono con tutta la loro forza, con la speranza e l’innocenza di bambini sicuri che non potranno mai essere abbandonati da colei che li ama sopra ogni cosa. Tre fratelli che attendono da una vita. È in ritardo? Li ha messi in punizione? O forse più semplicemente li ha dimenticati? Conclude la trilogia “Hansel e Gretel. Il giorno dopo.”

Con il sostegno del Goethe Institut, del Forte Fanfulla, della Casa della Pace e del Kilowatt Festival drammaturgia scenica a cura di Francisco Espejo, in scena un uomo e una donna adulti e così grassi da aver piegato sotto il loro peso le piccole sedie sulle quali siedono. Sono ingrassati a dismisura dentro i loro abiti di bambini. A terra i resti di una casa di marzapane che hanno quasi del tutto divorato. Dal fondo della scena proviene il borbottio stanco di una vecchia strega che desidera solo che i due fratelli pongano fine ai suoi giorni. Ma i nostri Hansel e Gretel continuano ad aspettare e non perdono la speranza che li ha inchiodati lì. La certezza che li spinge ogni giorno a ricominciare la loro folle attesa è disarmante nella sua atrocità: “si deve attendere il tramonto perché solo allora papà tornerà a prenderci, a salvarci e solo allora questa nostra favola potrà avere fine”. Ben centocinquanta minuti di spettacolo diviso in due atti che la pluripremiata compagnia Lafabbrica porta in scena nel teatro diretto da Manuela Kustermann. A sostegno della qualità del nuovo teatro capitolino.

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