Juve, nuova delusione europea

Juve, nuova delusione europea

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Finisce a reti inviolate la supersfida di Torino. Passa il Benefica di Jorge Jesus, che rinuncia a giocare e applica alla perfezione il più italiano dei catenacci. Partita difficile per i bianconeri e nervosa nel finale

Roma, venerdì 2 maggio 2014 – La Juventus non giocherà la finale di Europa League. Vince il Benefica la doppia semifinale costringendo i bianconeri a lasciare ancora una volta da sconfitti il palcoscenico più prestigioso. Quanto si dice della Vecchia Signora, ossia che in Europa non vince mai, sembra essere tristemente vero. La Juventus ha perso la semifinale commettendo due ingenuità nella partita di andata, quando ha subito un gol a due minuti dall’inizio su calcio d’angolo; e dopo aver recuperato il gol di svantaggio si è fatta infilare da Lima con un gran tiro in porta dal limite. Nella gara di ieri sera invece il Benefica , che stava per beffare ancora una volta i bianconeri da corner e a un minuto dal fischio di inizio, dopo un quarto d’ora ha rinunciato a giocare, chiudendosi in difesa con 10 uomini. Ieri sera gli uomini di Jorge Jesus hanno insegnato a Conte e Company cosa vuol dire saper fare il catenaccio. Poche le ripartenze dei lusitani e tanto possesso palla dei bianconeri. Bastava vincere per 1-0. Bastava fare un gol per cambiare volto alla partita e forse anche al destino della Vecchia Signora, ma la rete non è arrivata!

I mali della Juventus sono ormai chiari. A Conte mancano due giocatori in grado di superare in dribbling il diretto avversario. Il gioco bianconero è fatto di schemi, di possesso e rotazione della palla per stancare gli animi e trovare falle nel reparto difensivo avversario. Ma se le squadre applicano dei contro schemi e rispettano con rigore le consegne, allora diventa difficile per i bianconeri trovare lo spiraglio per mettere la zampata vincente. Il prossimo mercato, big europee consentendo, dovrà avere queste prerogative, magari sacrificando una pedina importante (e ieri è stato il migliore della Juve) come Pogba per arrivare a Cuadrado o a Sanchez e a una punta come Diego Costa, capace di dribblare i difensori. Non a caso il gol contro i portoghesi nella gara di andata è arrivato quando Tevez con una finta ha dribblati due avversari in area. Questo è mancato ieri alla Juve! Il Benefica del resto ha fatto la sua partita. Si è chiuso in difesa con quasi tutti gli effettivi. Ha provato in qualche rara occasione a sfruttare l’arma del contropiede. Nel finale ha perso tempo con malizia anche perché rimasto a giocare in 9 gli ultimi minuti di gara per l’espulsione di Perez e l’infortunio capitato a Garay dopo il terzo cambio.

Quella di ieri è stata una sfida più mentale che fisica per gli uomini di Conte, che persa potrebbe avere adesso serie ripercussioni sul Campionato. La splendida vittoria in rimonta contro il Sassuolo, che aveva di fatto spezzato le velleità di rimonta della Roma, potrebbe risultare vana se lunedì contro l’Atalanta la Juventus non tornerà ad essere concentrata e cattiva come sempre. Il grado di maturità di un collettivo si misura anche dalla capacità che ha di superare le avversità e questa è quella più difficile da smaltire a livello mentale, perché la finale sembrava proprio vicina (era a distanza di un gol) e perché la Juventus ha perso la splendida occasione di giocarsela nel proprio stadio. Inoltre il danno è doppio perché è anche di immagine. Superare il Benefica e vincere la finale avrebbe portato un aumento della stima nei confronti della squadra e del suo tecnico tale da far scegliere qualche calciatore di prima fascia la Vecchia Signora. Ma con l’immagine di squadra perdente in Europa, che come una maledizione si porta cucita addosso la Juventus, se non intervengono gli ingaggi a convincere i top player (ma per il momento sono disallineati con il resto delle big europee), per Madama diventa difficile. E si dovrà accontentare di player di seconda fascia o a fine carriera (vedi Tevez) o giovanissimi (vedi Pogba).

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