Al Teatro Argentina “Il ratto d’Europa”

Al Teatro Argentina “Il ratto d’Europa”

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Claudio Longhi racconta la storia del Vecchio Continente. Ogni sera uno degli attori condurrà un’intervista ad una personalità del nostro panorama artistico-culturale. I personaggi hanno un compito: salvare l’Europa. Per farlo dovranno rifondare la sua identità

Rome, lunedì 12 maggio 2014 – Dal 29 aprile all’11 maggio al Teatro Argentina andrà in scena Il ratto d’Europa. A pochi mesi dall’ inizio della presidenza italiana dell’unione europea, lo spettacolo ci mostra visioni e opinioni sul significato di essere cittadini europei. La sceneggiatura è nata dal dialogo con la società civile tramite incontri, concorsi fotografici, istallazioni artistiche, e oltre 40 laboratori. Il progetto, coproduzione del Teatro di Roma e dell’Emilia Romagna Teatro, si avvale della regia di Claudio Longhi che racconta la storia del Vecchio Continente e il suo presente politico, economico e culturale. In scena nove attori (tra cui Lino Guanciale), un gruppo da camera del Conservatorio di Santa Cecilia, associazioni corali e più cori polifonici. Ogni sera uno degli attori condurrà un’intervista ad una personalità del nostro panorama artistico-culturale. Saranno ospiti quindi l’ex ministro italiano dell’integrazione Cécile Kyenge; l’allenatore sportivo Mauro Berruto; l’artista Enzo Cucchi; la scrittrice Igiaba Scego; il compositore Ennio Morricone; il deputato Luciano Violante; ed ancora Gianni Toniolo, storico dell’economia; il giornalista Zouhir Louassini; ed infine il giurista Giovanni Maria Flick. Ognuno di loro condividerà sul palcoscenico la propria idea d’Europa.

La scena si apre con una visione onirica: i personaggi, in una stanza che ricorda una palestra, si agitano in preda agli incubi. Sognano paesi e genti lontane, inseguono immagini di mostri creati dalla pubblicità, dalla crisi, dal consumismo. Al loro risveglio hanno un compito: salvare l’Europa. Per salvarla bisognerà rifondare la sua identità. «Il gruppo di malcapitati sarà costretto a giocare un gioco che non vuole giocare e progressivamente a scoprire di prova in prova di essere una squadra – dice Claudio Longhi – La metafora del gioco diventa un’allegoria di quella che è la situazione dell’Unione europea che parte da singole identità nazionali e arriva a confrontarsi con un problema di coesione: una partita di rugby tra l’Europa e la crisi economica che sta investendo tutto il globo. Non sappiamo come finirà questa partita perché per riuscire a vincere e rifondare l’identità europea sarà necessario superare tutte le prove. Non è scetticismo ma restituzione del libero arbitrio». Sul palco un grande topo, simbolo del ratto evocato nel titolo, allude al mito antico del rapimento della figlia di Fenice, Europa. Questa è la storia della nostra Europa sottratta alla sua identità e alla coscienza di sé.

Giulia Bianchi

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