Locke: la coscienza di un uomo alla guida

Locke: la coscienza di un uomo alla guida

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La seconda audacia cinematografica di Knight esplora i dilemmi di un personaggio in viaggio verso Londra

Roma, lunedì 12 maggio 2014 – Una Bmw, un cellulare, e un Tom Hardy in splendida forma. Bastano questi pochi ingredienti e otto giorni di riprese a Steven Knight, per dare vita a Locke, claustrofobico on the road uscito in Italia il 30 aprile. Il regista di Redemption, alla sua seconda prova dietro la cinepresa, ha fatto impazzire il Festival di Venezia, dove la pellicola è stata presentata fuori concorso. Steven Knight ha messo la firma da sceneggiatore anche a Piccoli affari sporchi e alla Promessa dell’assassino, ma in Locke è la tecnica di realizzazione del film a farla da padrona. La pellicola infatti è tutta girata dentro un automobile che sfreccia nel buio tra le luci distorte di un’autostrada britannica. L’esistenza di questo Locke viene messa alla prova attraverso il suo cellulare.

Lo sviluppo della storia è tutto nelle sue mani di attore ormai consacrato: dopo Inception e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Hardy veste i panni di un costruttore edile alla vigilia della colata di cemento più grande d’Europa che si terrà a Londra, e a cui lui parteciperà in prima linea. Ma il viaggio per arrivare nella capitale diventa un percorso esistenziale a cui fanno da cornice i vari interlocutori che si alternano al telefono. Locke ha compiuto un errore in passato, ma ora il destino gli presenta il conto, e niente sarà più come prima.

E’ lo stesso regista ad ammettere la particolarità del film: “volevo esplorare l’utilizzo della cinepresa digitale di notte, nel traffico, creare una sorta di installazione artistica in movimento che scorre ipnotica sullo sfondo, mentre in primo piano viene mostrato in tempo reale il viaggio letterale e metaforico di un uomo la cui vita sta cadendo in mille pezzi a causa di un solo errore”.

Locke non fa mancare la suspense nonostante il contesto immobile delle azioni, ed è già considerato una grande opera cinematografica, grazie alla redenzione e al riscatto di un uomo che in ottanta minuti è solo alla guida. Lo stesso attore sottolinea lo spessore del suo personaggio: “desideravo che fosse il capitano di una nave costretta a superare una terribile tempesta notturna, anche se si tratta di una tempesta da lui stesso creata”.

Emanuele Martino

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