Sesta edizione per il Festival di Villa Adriana

Sesta edizione per il Festival di Villa Adriana

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Scenari internazionali tornano dopo anni di assenza tra le rovine archeologiche più affascinanti del Lazio.

Roma 9 giugno 2014 – Torna dopo due anni di assenza la sesta edizione del “Festival Internazionale di Villa Adriana” dal 18 giugno al 15 luglio 2014. Eventi e spettacoli legati al mondo dell’arte, della musica, della danza e del teatro si alternano in uno scenario archeologico unico nel suo genere. Molti i talenti artistici di stampo internazionale che hanno aderito al programma di quest’anno. Brasile, Stati Uniti, Francia, Germania, Australia, Olanda, Uganda e Italia, tutti pronti ad incantare ed ammaliare il pubblico con espressioni artistiche anche meno sponsorizzate come l’arte circense. Dopo cinque edizioni e ben oltre 80 mila presenze, usando le parole dell’Assessore alla cultura della Regione Lazio, Lidia Rivera, “È la forza delle idee semplici: illuminare i beni culturali con lo spettacolo di qualità e questo deve diventare un format, un modello da esportare in tutti gli altri patrimoni che ci sono nel Lazio e in tutta Italia”. Da Emma Dante a Mario Brunello, da Ambrogio Sparagna a Danilo Rea, sono tantissimi i nomi che si alterneranno per la rassegna che quest’anno si intitola “Il mondo in scena a Villa Adriana”.

festival_villa_adriana nightA proposito del luogo archeologico in cui si tiene la manifestazione è da ricordare lo spettacolo di Urbano Barberini, “Le rovine di Adriano”, con l’accompagnamento di Danilo Rea al pianoforte. La danza chiama sul palco Bruno Beltrao e la sua “H3”. Oltre alla Martha Graham dance company, Nacho Duato con «Rust», Carolyn Carlson con «In dialogue with Rothko» e le tre coreografie di “Nederlands dans theather 2”. Presente la musica classica con “Odusia” del violoncellista Mario Brunello e Richard Galliano che con il quartetto “Tangaria quartet” renderà l’archeologia una fusione tra storia, passato e musica Jazz. E’ importante sottolineare come queste iniziative siano essenziali per molti motivi, ma soprattutto per ricordare che l’Italia è piena di spazi archeologici unici, sempre più abbandonati e a cui non viene quasi più riconosciuto il valore essenziale della sua conservazione nella cultura storica futura.

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