Finisce in parità la prima uscita ufficiale

Finisce in parità la prima uscita ufficiale

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La Juve pareggia a Cesena una gara ingiudicabile. Meglio il Cesena per essersi difeso strenuamente contro un squadra che ricordava in tutto e per tutto quella di Conte. Manca però un dribblatore di professione

Roma, giovedì 31 luglio 2014 – Non ha vinto e non ha nemmeno convinto. Il pareggio a reti inviolate di ieri sera a Cesena nella prima uscita ufficiale della nuova stagione bianconera ha presentato una Juve normale. Chi si aspettava una squadra frizzante con intensità di gioco e freschezza di uomini è rimasto deluso. Ma non poteva che essere così. Allegri ha presentato una squadra simile a quella di Conte. Stesso modulo e più o meno stessi interpreti negli stessi ruoli. È vero che il tecnico ha fatto ruotare molto i giocatori, non facendo quasi mai giocare insieme l’undici titolare di base che aveva a disposizione. È vero che ha messo tante riserve e tanti giovani della Primavera. È vero che mancavano Pogba, Tevez ed Evra. E anche Vidal – del cileno ancora non si sa il destino finale (è più Manchester che Juve però). Ad ogni modo nonostante tutte queste scusanti, la squadra ha mostrato le solite pecche. Già evidenti ed emerse nello scorso campionato, con in più la mancanza di quello spirito agonistico e di quella rabbia mentale che le hanno permesso di superare o per lo meno di coprire i difetti di costruzione. Quello che manca alla Juventus sono due giocatori in grado di superare nell’uno contro uno l’avversario e di creare superiorità numerica. Alla Juventus manca un Cuadrado, un Sanchez, un Iturbe (non a caso inseguito per tutto luglio), un Gervinho. Qui sta il difetto di costruzione. Si può poi decidere di adottare il 3-5-2 o il 4-3-3, ma nel calcio odierno serve chi con un guizzo, un’invenzione, un dribbling porta scompiglio nella retroguardia avversaria o tra le linee, facendo saltare le tattiche altrui.

Il difetto lo si era già visto in azione lo scorso anno contro le piccole del campionato, difficili da scardinare. Lo si è rivisto nella doppia sfida contro il Lione e poi contro il Benfica in Europa League. Anche all’estero ornai sanno adottare bene tattiche e chiudersi in difesa per ripartire in contropiede. Senza un interprete che sappia aprire gli spazi questa Juventus è destinata a soffrire. E forse anche a perdere e quindi a deludere tifosi e sostenitori. A meno che Giovinco non si svegli e torni ad essere un grande e prezioso inventore di serpentine vincenti sulle fasce o a centrocampo. Oppure Coman, che ieri abbiamo visto in azione per pochi minuti, promosso a punta da Allegri, non si riveli essere tanto bravo quanto Gervinho e Iturbe nell’uno contro uno. Oppure Pogba che messo dietro le due punte non riesca ad inventare il colpo di genio che scompiglia centrocampo e difesa. La Juventus deve tornare sul mercato e trovare il nuovo Sanchez, il Cuadrado oppure se lo deve costruire in casa. Per il resto tutte le scusanti per spiegare il pareggio di ieri sera sono accettabili. I nazionali a disposizione solo da due giorni. Il lavoro differenziato e le gambe imballate. Il fatto di non aver discusso e provato nuovi moduli di gioco. L’impossibilità di schierare una formazione tipo ideale. Magari anche la voglia di tenere celato qualche accorgimento studiato e analizzato nel periodo di forzato riposo. Insomma tutto si può dire di ieri sera, ma la vera indicazione emersa dal campo è che la Juve ha bisogno di un abile laterale con i piedi brasiliani e la testa tanto leggera da ingaggiare dribbling su dribbling.

Questo si è visto quando è entrato Asamoah e anche certi ragazzini della primavera un po’ spudorati e guasconi come Spinazzola e un certo Buenacasa, prelevato dalla “cantera” del Barcellona. Ma hanno giocato troppo poco per imbastire qualcosa di serio in attacco. Certo è che la Juventus è stata tutti i 90° minuti nella metà campo avversaria, facendo correre il pallone da una parte all’altra del campo per cercare di trovare un varco nelle maglie strettissime del Cesena. Non ci è riuscita. Ha provato ad aggirare sulle fasce gli avversari con la stessa persistenza che era solita mostrare quando a guidarla era Conte. Da questo punto di vista non è cambiato poi molto. Il modulo era lo stesso. I movimenti assimilati e quindi quasi naturali. Il Cesena dal canto suo si è chiuso dietro con accortezza e ha cercato di ripartire in contropiede. È stato veramente pericoloso solo in un caso con un tiro da fuori area, parato da Storari – una sicurezza come sempre. Anche la Juventus non ha avuto molte occasioni per andare in gol o per lo meno per esaltare le doti di Leali, portiere juventino in prestito al Cesena. Diciamo che nessuno ha voluto spingere troppo per evitare possibili infortuni. I tifosi saranno stati delusi dalla gara mediocre, ma anche l’hanno scorso il precampionato fu un piccolo disastro. Inoltre la Juventus è in ritardo con la preparazione generale dovendo aspettare il rientro di ben 12 nazionali (13 con Evra). L’augurio è che la squadra sia pronta e in forma per l’inizio del Campionato il 31 agosto e per la Champions League. Le somme si tireranno il 31 dicembre. Solo allora si potrà dire se la scelta della società di scegliere Allegri sia stata azzeccata.

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