Renzi: “Giudicatemi fra mille giorni”

Renzi: “Giudicatemi fra mille giorni”

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Dopo i post su twitter, arriva il sito istituzionale dove raccontare a tutti gli italiani l’azione di Governo. Il Premier intanto chiede di essere giudicato solo alla fine del mandato, cioè tra mille giorni

Roma, mercoledì 3 settembre 2014 – Un’attesa infinita di oltre mille giorni. È quello che ha chiesto ieri il Premier Renzi agli italiani nella conferenza stampa di presentazione del sito passodopopasso.it, sorta di diario di bordo del Governo, le cui caselle saranno riempite quotidianamente dai due responsabili del progetto: Graziano Del Rio e Maria Elena Boschi. Alle critiche e ai ritardi che stanno affaticando l’azione del Presidente del Consiglio, che ieri ha anche rivendicato di aver rispettato finora tutte le scadenze, Renzi ha risposto presentando un nuovo strumento di comunicazione. Dopo i cinguettii social di twitter, un sito istituzionale dove raccontare a tutti gli italiani quanto fatto in questi mesi e l’azione di Governo nei prossimi mille giorni. È questa infatti per Matteo Renzi la distanza ultima che lo separa dalla fine del mandato e solo allora dovrà o potrà essere giudicato. «Ci sono mille giorni da qui a fine maggio 2017. In questi mille giorni le proposte che abbiamo fatto troveranno concretizzazione o meno», ha affermato il Premier. Una abile mossa per prendere tempo dopo le polemiche che lo hanno investito. Il 29 agosto scorso, al primo Consiglio dei Ministri di fine estate, lo stesso premier aveva annunciato grandi riforme in partenza. Una su tutte quella sulla scuola con l’assunzione di molti precari e un cambiamento epocale del modo di concepire il mondo scolastico. Nulla di questo c’è stato e pare che la riforma della scuola sarà presentata domani. Altro tema importante in agenda, visto il pessimo andamento dell’economia italiana con la certificazione dell’entrata in deflazione del paese e il debito pubblico in continua crescita, era il decreto Sblocca-Italia, che al di là del nome ha sbloccato solo 3,8 miliardi di opere pubbliche. Peraltro quelle già previste dai due precedenti esecutivi Monti-Letta. Al varo ci sarebbe dovuta essere anche la riforma della giustizia, sia civile che penale. Lo studio di questi mesi ha prodotto un topolino per quanto riguarda quella civile, dove in sostanza si chiede agli italiani di accordarsi sulle cause pendenti (circa 5 milioni) tra di loro, e un nulla di fatto per quella penale. Quest’ultima sarà rinviata al Parlamento dove ci si dovrà mettere d’accordo.

Finora l’unica azione davvero pratica per migliorare l’economia degli italiani sono stati gli 80 euro in busta paga per circa 10 milioni di loro su una popolazione di 60 milioni. Questo ha permesso a coloro che sono beneficiari di avere un po’ più di fiato per combattere la crisi economica che sovrasta e stritola il paese. A livello di immagine il bonus degli 80 euro ha permesso al Premier di ottenere un buon risultato alle elezioni europee, dando respiro al Governo e mettendolo in buona luce nel consesso europeo. È stata una mossa geniale, questo va detto. Però il risultato del 40% è stato raggiunto anche grazie al forte endorsement nei suoi confronti da parte di Berlusconi, che ha preferito cedere parte del suo elettorato per ricevere in cambio il ticket per trattare sulle riforme. Un sacrificio necessario che è stato ripagato nel Ddl Boschi sul Senato e sarà ripagato anche quando si andrà a trattare sulla giustizia. Alle prossime elezioni, quando Berlusconi si potrà spendere in prima persona, quei voti rientreranno all’ovile, specie se Renzi non avrà rimesso l’economia in moto. E con l’aria che tira in Europa, con i venti di guerra sempre più alti tra Russia e Nato, sarà difficile che l’economia possa avere balzi positivi. Anzi tutto fa credere che continuerà la voragine negativa. Prendere ancora tempo per le riforme che contano e per migliorare la vita degli italiani non è stata una buona mossa. Del resto Renzi, adesso è chiaro, è stretto tre due tenaglie. Da una parte il 3% da rispettare sullo sforamento deficit/pil (ma più il pil si abbassa e più il deficit deve essere contenuto). Dall’altra conservare i privilegi delle élites e le lobby che lo hanno messo lì. Altrimenti non si spiega come mai non si vadano ad affrontare sul serio le riforme strutturali che da tempo invoca l’Europa e che farebbero tanto bene all’Italia e agli italiani.

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