La Pontificia Università S. Croce apre l’anno accademico

La Pontificia Università S. Croce apre l’anno accademico

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La Messa a Sant’Apollinare, la preghiera per il sinodo e la lectio inaugurale aprono il 30° anno di corsi a Roma

Roma, mercoledì 8 ottobre 2014 – Per il mondo cattolico è questa una settimana ricca di appuntamenti, dall’apertura dei lavori del Sinodo in Vaticano all’inaugurazione dell’anno accademico delle diverse Pontificie Università. Nella mattinata di martedì 7 ottobre, in piazza Sant’Apolinare, ha preso il via l’Anno Accademico 2014/2015 della Pontificia Università della Santa Croce, alla presenza delle Autorità accademiche e dei Decani delle Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione Istituzionale, di cui è costituita.

L’atto di apertura è stato tenuto dal Vescovo Prelato dell’Opus Dei, Mons. Javier Echevarría, successore di don Álvaro del Portillo, la cui beatificazione si è svolta nei giorni scorsi, il 27 settembre a Madrid, ricordato per il suo infaticabile impegno nel promuovere e sostenere proprio 30 anni fa la nascita e lo sviluppo dell’Università della Santa Croce. Il Gran Cancelliere ha sottolineato quanto l’impegno del Beato Vescovo Álvaro del Portillo sia stato un vero «atto di fedeltà filiale al Fondatore dell’Opus Dei, che prima di lui si era fatto promotore della nascita di diverse università».

«Oggi c’è bisogno di un insegnamento della teologia, della filosofia, del diritto canonico e della comunicazione istituzionale che sgorghi dalla fede, dall’unità di vita, e per questo sia capace di fecondare il cuore degli uomini del mondo di oggi», ha aggiunto il Prelato, spronando professori, personale non docente e studenti a mantenere una «apertura a tutte le scienze» e quindi «a tutta la verità», come insegnava l’ispiratore della Santa Croce, san Josemaría Escrivá.

A seguire la lectio inaugurale tenuta dal Rev. José María La Porte, professore straordinario della Facoltà di Comunicazione Istituzionale, la cui riflessione “Comunicazione della fede e periferie esistenziali” ha preso spunto dalla Evangelii gaudium di Papa Francesco, considerata nell’ambito della comunicazione. La riflessione parte da quanto ampia sia l’accezione del termine “periferie esistenziali”, presente nell’esortazione apostolica ben 9 volte, e quali siano le periferie che corrispondono al mondo universitario.

Riassumendo, le prime tre volte il termine viene applicato alla realtà missionaria della Chiesa e pertanto alla comunicazione del Vangelo. Le due volte successive si fa riferimento all’esclusione generata da un sistema economico ingiusto che fa imperare la cultura dello scarto. Nelle ultime tre occasioni questa parola viene associata a luoghi geografici e ambienti che si sono impoveriti, anche zone urbane, spiegando il profondo significato della povertà del luogo fisico dove nasce Gesù. In questa cornice, «sarebbe interessante considerare come sviluppare ancora di più la sensibilità verso un’inclusione educativa nel processo di insegnamento universitario sia nei contenuti concreti sia nelle modalità per affrontarli».

Come ha posto in evidenza il Sommo Pontefice, «le Università sono un ambito privilegiato per pensare e sviluppare questo impegno di evangelizzazione in modo interdisciplinare e integrato». «Di fronte ad alcune sfide culturali del mondo attuale, menzionate da Papa Francesco: attacchi alla libertà religiosa, una diffusa indifferenza relativista, fondamentalismo, secolarizzazione e consumismo, individualismo e crisi della famiglia, una cultura dove ciascuno vuole essere portatore di una propria verità soggettiva, dove il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio, dove il reale cede il posto all’apparenza e dove la globalizzazione spesso, grazie ai mezzi di comunicazione, danneggia i valori delle culture locali».

«Inculturare la fede, comunicarla, è una missione molto profonda, non riassumibile in un colpo di tweet o nel trovare l’immagine o il colore giusto per una trasmissione audiovisiva», ha spiegato il Rev. La Porte. «Le università – ha proseguito – potrebbero diventare il luogo dove conservare e trasmettere i valori dell’uomo di fronte ad un mondo (anche culturale) di sabbie mobili, di tendenze dissolutive». Riprendendo le parole del discorso di apertura del Gran Cancelliere: «Una Chiesa in uscita ha bisogno di una università in uscita, che non si rinchiuda in una specie di torre d’avorio, ma sviluppi un pensiero che nasca dalla vita e sia posto a servizio della vita».

In chiusura della cerimonia sono state consegnate le medaglie d’argento dell’Università al personale che vi opera da 25 anni. Sono stati insigniti professori e personale amministrativo.

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