Interstellar, tra cielo e terra

Interstellar, tra cielo e terra

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Il film è un grande spettacolo di esplorazione del cosmo, ma pur sempre intimamente legato all’idea che l’immensità. Un lungometraggio fantascientifico che, senza ripensare ad Armageddon, vi farà riflettere ed emozionare

di Ilaria Battaglia

Roma, giovedì 20 novembre 2014 – Sono trascorsi dieci giorni da quando Interstellar di Christopher Nolan è uscito nelle sale cinematografiche e ancora oggi è al primo posto delle classifiche, pur continuando a generare critiche sulle incongruenze nella sceneggiatura e su alcune imprecisioni scientifiche. Con più di 165 milioni di dollari di budget e la consulenza del fisico teorico Kip Thorne come supervisore degli effetti speciali, è un film ambizioso pensato per lasciare il segno nel panorama del cinema di fantascienza, sia pur con il rischio di rinviare molte scene e colossi preesistenti come 2001 Odissea nello Spazio (si ritrova qui la rappresentazione di un luogo familiare, una stanza che parla con un mondo a 5 dimensioni), ma i modelli sono così unici che vederli rielaborati in un’opera attuale non stanca lo spettatore.

Ma veniamo al tema di fondo: l’umanità che non risponde al richiamo dell’esplorazione dell’Universo ma che allo stesso tempo compie un disperato tentativo di sfuggire alla proprio destino di fame e distruzione. La domanda che da’ significato al racconto potrebbe essere : “siamo pronti a scoprire nuovi mondi o come animali impauriti resteremo nelle nostre tane in attesa che la piaga cessi?” Interstellar è come tanti film in uno dove convivono fantascienza e amore. Si dà spazio a legami e sentimenti nelle scelte di “rotta” è si conferisce al tempo la responsabilità’ della sopravvivenza di quei legami. “Ogni ora sono 7 anni e mezzo e io ho dei figli laggiù” – pronuncia il protagonista prima dell’attraversamento del buco nero. Non c’è dunque modo migliore per comunicare l’importanza del tempo che legarlo al distacco e la mancanza.

La fotografia, i veicoli spaziali, l’espressività’ dei volti di Mc Conaughey e Anne Hathaway e la scelta di non far sentire rumori nel vuoto sono tutti elementi che bilanciano la storia di buoni sentimenti che connota la seconda parte del film. In generale si tratta di un grande spettacolo di esplorazione del cosmo ma pur sempre intimamente legato all’idea che l’immensità se da un lato possa dar vita a nuovi mondi a 5 dimensioni dall’altro possa aver già distrutto quello che nello spazio tempo del nostro mondo era la sesta dimensione: l’amore di un padre per i suoi figli. Ottime premesse seguite da dialoghi più lenti della soave colonna sonora sottostante e da una trama non del tutto stupefacente ma di certo qualcosa di ben più interessante che un lungometraggio fantascientifico e che, senza ripensare ad Armageddon, vi farà riflettere ed emozionare.

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