Il punto debole della Juve è l’attacco

Il punto debole della Juve è l’attacco

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Ai bianconeri in avanti manca un top player. Tanti acquisti estivi per la società ma per il momento non si vedono i frutti. Forse tenendo Coman e Llorente, la Vecchia Signora avrebbe avuto maggiori chance in avanti

Roma, venerdì 25 settembre 2015 – L’attacco bianconero è l’arma in meno in questo inizio di campionato. I 5 punti in classifica che relegano la Vecchia Signora al 13° posto in classifica, in ritardo di 10 punti dalla capolista, sono anche frutto delle difficoltà della squadra ad andare in gol. Il punticino ricavato contro l’ultima in classifica, il Frosinone, che ha calciato verso la porta bianconera solo tre volte realizzando un gol e i tre punti persi contro l’Udinese, che ha tirato in pratica solo due volte e ha vinto per uno a zero, fotografano bene il trend negativo del reparto d’attacco della Vecchia Signora. Contro Frosinone e Udinese, rispettivamente ultima e penultima del campionato, la Juventus di Allegri ha fatto due partite aggressive, stando costantemente nella tre quarti avversaria e calciando in porta molte volte, ma il risultato è che una sola volta, nelle due gare, la palla si è infilata in rete – tra l’altro per una deviazione di un difensore (Blanchard). Questo significa solo che l’attacco bianconero non è di peso. Il leader avrebbe dovuto essere Alvaro Morata, che l’anno scorso ha fatto molto bene, accompagnato da un fuoriclasse dell’area di rigore come Mandzukic. Il croato si è infortunato e starà fuori un po’, ma nelle quattro partite giocate non ha esaltato la tifoseria e non ne ha saputo gestire pericolosamente quasi nessun pallone. Morata come al solito ha iniziato con un infortunio e tra acciacchi vari non riesce a trovare la forma. Dybala, il pezzo pregiato del mercato, pagato 40 milioni (bonus più bonus meno) non parte titolare. Per la dirigenza e il suo allenatore è troppo acerbo e di solito entra nella ripresa (con grande rabbia di Zamparini che non vede trasformare i minuti giocati del suo ex pupillo in bonus e soldi). Zaza è l’altro oggetto misterioso del parco attaccanti juventino. Strapagato finora non ha entusiasmato gli animi. Se si vanno a vedere i soldi spesi dalla società per Mandzukic, Dybala e Zaza vengono i brividi. In tre fanno circa 80 milioni. Mandzukic 15+3 di bonus. Dybala 32+8 di bonus. Zaza 18 milioni. 76 milioni in tre più gli ingaggi.

Una cifra così la poteva spendere per un top player. Uno alla Cavani, per esempio. Che andava a sostituire Tevez. Un giocatore insomma in grado di fare la differenza e di portarsi via almeno due difensori ad ogni pallone giocato. Facciamo allora il gioco dei “se” e dei “ma”. La Juventus poteva tenersi Llorente, già abituato al campionato italiano e ai meccanismi della squadra. Poteva tenersi Coman, giovane interessante e di prospettiva. Morata era già suo. E poteva acquistare un Cavani o un altro top player (Martinez? Bacca?) e Cuadrado. In questo modo sarebbe rimasta valida la filosofa di investire in giovani per il futuro della squadra (non sono forse giovani Coman, Morata e Cuadrado?), cambiando di meno nel reparto offensivo e avendo però un attaccante di peso e più pericoloso in area e fuori area. L’errore ormai è fatto e adesso bisogna lavorare sul materiale umano in possesso della squadra. Questo non toglie il fatto che la dirigenza bianconera e il direttore sportivo in primis, reduci da tanti successi, si siano lasciati offuscare la ragione dalla consapevolezza di essere infallibili. E quando prevale questo sentimento sul dubbio e sull’accortezza si rischia di fare errori irreparabili. Non è un problema incassare gol o giocare male. Il problema è non riuscire a segnare. Il paradosso emerso nelle gare contro l’Udinese, il Chievo e il Frosinone è che la Juventus non ha demeritato nella costruzione del gioco e nella gestione della palla, nonostante gli evidenti limiti dettati dai tanti infortuni. Ha demeritato nei terminali d’attacco. L’unico modo di risolvere il problema – che si era ritrovato anche Conte nella gestione delle prime due annate vincenti – sarebbe quello di avere mediani in grado di segnare molti gol e di andare in doppia cifra. Marchisio e Pogba dovrebbero tornare a fare quello che facevano Marchisio e Vidal nel 3-5-2 di Conte: inserirsi e andare in gol, in attesa che Marotta e Paratici trovino il sostituto di Tevez. Il problema però è che in questo momento manca uno come Pirlo.

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