#Socialmuseums è trendy su Twitter

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Presentata ieri all’Auditorium dell’Ara Pacis l’indagine dell’Associazione Civita dal titolo #Socialmuseum che indaga il rapporto tra social media e cultura. 9 milioni gli italiani in Rete con i quali i musei non riescono ancora a dialogare. Focus sulle proposte per superare questa arretratezza

Si è svolta ieri all’Auditorium dell’Ara Pacis la presentazione del 10° Rapporto dell’Associazione Civita dal titolo #Socialmuseums. Social media e cultura tra post e tweet alla presenza del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. L’indagine, pubblicata in un volume edito da Silvana Editoriale, è stata curata da Luca De Biase, caporedattore di Nòva, e da Pietro Valentino, vicepresidente del Comitato scientifico di Civita. Per affrontare il tema della relazione tra social media e mondo della cultura – che investe anche le oltre 4500 istituzioni museali italiane – la ricerca è stata articolata in due sezioni. La prima indaga la presenza e le pratiche sui social media attuate da un campione di musei italiani e stranieri. La seconda sezione invece si avvale di una rosa di esperti per indagare alcuni temi fondamentali: l’innovazione del prodotto e l’impatto delle campagne in ambito digitale, il crowdfounding o finanziamento collettivo nel campo culturale, gli effetti dei social media nel mondo del cinema, dell’editoria, dell’organizzazione di eventi e della gestione di spazi culturali, fino alle testimonianze di iniziative nate dal basso, come #invasionidigitali e #svegliamuseo, il cui obiettivo è raccontare i musei come spazi di divertimento educativo.

Dall’indagine emerge che oltre il 60% di italiani fa uso dei social media per entrare in contatto con le istituzioni culturali, ma dialogare con esse è difficile. Nella maggior parte dei casi la fruizione si limita allo scaricare i materiali messi a disposizione. Acquistare un biglietto d’ingresso è una scelta sottoutilizzata. Del tutto marginale poi è la funzione creativa tipica di questi media, cioè la possibilità di interagire o raccontare la propria esperienza. “Prima della Riforma” ha sottolineato il Ministro Franceschini “i musei non avevano personalità giuridica, autonomia e risorse in bilancio”. Oggi possiamo guardare avanti e cominciare a superare questa arretratezza. A tal fine il Ministero ha commissionato una ricerca sui 20 musei autonomi italiani per di valutare l’impatto della loro presenza in Rete. “L’Art-Bonus e il crowdfounding” conclude Franceschini “possono finanziare non solo il patrimonio ma anche attività atte a creare intorno ai musei una comunità attiva e partecipe”.

Il Rapporto di Civita chiude con il “che fare”. Tra le proposte il ricorso ai fondi nazionali e comunitari per dotare i musei di progetti e professionalità in ambito digitale e la creazione, per i musei piccoli, di una gestione a rete dei servizi alla comunicazione. Mentre scriviamo #Socialmuseums continua a essere trendy su Twitter. Segno che esiste un pubblico fuori dai musei da conoscere e valorizzare.

 

Stefania Spirito

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