La Juve vince a Palermo senza giocare

La Juve vince a Palermo senza giocare

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Basta una rete di Dani Alves per sbloccare il risultato e far vincere i bianconeri. Partita tattica e poco spettacolare. Almeno tre i gol sprecati dalla Juventus

Roma, lunedì 26 settembre 2016 – Colpo a Palermo giocando male. Questo poteva essere un altro titolo da mettere in apertura di articolo. La Juventus di Allegri, forse distratta dalla prossima Champions infrasettimanale, vince con un brutto gioco. Crea alcune occasioni, ma spreca troppo, però alla fine le basta 1-0 zero, gol sporcato da deviazione di Dani Alves, per assicurarsi i tre punti e rimanere in testa al Campionato. Solo il Napoli la segue in quella che potrebbe essere una prima mezza fuga, se non fossimo solo all’inizio. In sei gare la Signora ne ha vinte 5 e persa una. Dietro il duo di testa, la Roma perde a Torino, l’Inter si ferma in casa contro il Bologna, Fiorentina e Milan pareggiano. Turnover moderato per Allegri che fa riposare Chiellini e inserisce Rugani. Lascia in panchina inaspettatamente Lichtsteiner (sempre il migliore in campo quando ha giocato) e ripropone Dani Alves. Fa tirare il fiato anche a Dybala e prova una inedita coppia d’attacco con Higuain e Mandzukic. Nel complesso i due non fanno male. Giocano, si dannano per farsi trovare liberi sotto porta, un po’ sprecano. Specialmente il croato che si mangia almeno due gol belli fatti: di testa e di piede. E in una occasione impegna severamente il giovane portiere rosanero Posavec, che sarà un’altra promessa del calcio internazionale. Higuain stupisce più di Mandzukic nel fare il lavoro sporco che faceva lo scorso anno il croato. Si esaurisce nel rientrare e aiutare i compagni in fase difensiva, giocando più lontano dalla porta di quanto fosse necessario, snaturando un po’ il suo ruolo di centravanti puro. Specie negli ultimi minuti di gara, quando la Signora è rimasta in dieci per l’infortunio di Asamoah. Questo perché il Palermo è solido e gioca un buon calcio. Affrontati con timore i primi dieci minti di gara, dove la Juventus avrebbe subito potuto affondare il colpo e dove sembrava che la partita fosse davvero a senso unico, la squadra di De Zerbi è uscita con autorità, facendo girare palla e affrontando i Campioni d’Italia a testa alta.

Non ha creato pericoli e insidie a Buffon, ma ha alzato il baricentro e comunque ha difeso in modo compatto e ordinato la porta, facendo faticare i bianconeri nella manovra, che è parsa molto meno fluida che contro il Cagliari. Merito del pressing alto operato dal Palermo, che ha aggredito subito i portatori di palla e i costruttori di gioco. Siccome la Signora quest’anno ne ha molti, la squadra di casa ha giocato per tutti i 90 minuti aggredendo molto alta e per questo mettendo in difficoltà Allegri & C. I continui cambi del reparto mediano non hanno aiutato la Juventus ha trovare quelle geometrie necessarie ad addomesticare il pressing avversario, così come avveniva lo scorso anno. Il tecnico livornese ha 23 titolari e li deve ruotare per forza di cose per non scontentare troppo nessuno. Diciamo che sta anche sperimentando, trovando il nuovo e migliore assetto, privo com’è di Marchisio. In tre gare ha cambiato uomini e ruoli nel reparto. Quindi è chiaro che non tutti i meccanismi sono oliati a dovere. Contro l’Inter i tre di centrocampo erano Pjanic, Khedira e Asamoah. Contro il Cagliari, Lemina, Hernanes, Khedira. Ieri Pjanic, Lemina, Khedira. Al vertice basso davanti alla difesa ha schierato tre diversi giocatori, Pjanic, Hernanes, Lemina. È chiaro che questo non aiuta il centrocampo e non aiuta la difesa. E di conseguenza non aiuta il gioco ad essere fluido, automatico e scorrevole. C’è bisogno di tempo e di pazienza, perché le pedine trovino il loro posto naturale. Intanto si è capito che Pjanic, come mezzala sinistra può essere dirompente e letale. Si è capito anche che Lemina a centrocampo, come vertice basso è azzeccato. Ma lo è anche Hernanes. Insomma la fase degli sperimentalismi non è ancora finita.

Una parola va spesa su Dani Alves, grande giocatore anarchico. Non ha fatto una grande gara anche se ha favorito il gol. Quando è in coppia con Dybala si esalta, però è un fatto che non mantiene le consegne, si accentra, gioca un calcio carioca e catalano in una squadra che in passato era più tedesca che altro, dove gli automatismi necessitano di applicazione quasi industriale. Negli scorsi anni si vedeva una squadra da catena di montaggio, dove tutti i movimenti erano già stati predeterminati in partenza. Dani Alves è l’anello impazzito che manda gli ingranaggi fuori fase. In questo è più utile Lichtsteiner, che non a caso è svizzero. Vedremo nel proseguo del Campionato come farà Allegri a disciplinare un Campione come Alves. Intanto c’è da dire che quando gli avversari sono ben organizzati e aggrediscono i Campioni d’Italia, li mettono in difficoltà. È successo contro l’Inter. È successo di nuovo contro il Palermo. A questo modo di giocare bisognerà trovare un antidoto, altrimenti per la Juventus, che attualmente sembra meno solida dello scorso anno, non sarà facile tenere la testa della classifica. Certo è che tra Allegri e De Boer, come tra Allegri e De Zerbi non c’erano precedenti. Il tecnico bianconero è solito preparare bene le gare, ma senza uno storico forse questo risultava più difficile. E questo potrebbe aver causato le difficoltà incontrate dai bianconeri anche a Palermo. Infine cominciano ad arrivare le tegole per la Signora. In una gara si sono infortunati due giocatori importanti, da lista Champions, Asamoah e Rugani. Per entrambi si pronostica un mese e mezzo fuori.

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