Juve, nessun passo falso a Crotone

Juve, nessun passo falso a Crotone

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Ci pensano Mandzukic e Higuain a risolvere la gara infrasettimanale e di recupero per la Signora. Partita a senso unico e vittoria scontata per Allegri, che conferma così il più 7 sulla Roma

Roma, giovedì 9 febbraio 2017 – La notizia è che a Crotone non c’è nessuna notizia. La capolista non perde colpi e vince, rispettando gli avversari e il Campionato. Le danze si aprono dopo 60’ minuti di possesso palla con la marcatura di Mandzukic, lesto a ribattere a rete un parata del portiere su colpo di testa di Asamoah. Con la rete del croato, che Allegri ha schierato insieme a Dybala e Pjaca subito dietro il bomber Higuain, la squadra si è rilassata, non ha avuto più l’ansia di dover sbloccare la gara, ha rallentato i ritmi e ha aspettato il momento buono per colpire di nuovo e mettere in sicurezza la gara. Il secondo gol è arrivato poco dopo, con la rete numero 16 di Higuain, che per la prima volta ha siglato il tabellino insieme al collega di reparto. Non che la gara fosse mai stata messa in discussione, però il Crotone ha serrato i ranghi e ha cercato di alzare barrire di fronte alla propria area di porta. La speranza era quella di fare l’impresa e di strappare un pareggio alla prima della classe. La Juventus da parte sua ha giocato a ritmi più blandi questa gara di recupero del girone di andata, che comunque va a togliere energie alla squadra e arriva subito dopo la partita contro l’Inter. Allegri da parte sua ha optato per un modesto turnover, cercando di far riposare alcuni elementi. Dentro Pjaca per Cuadrado. Asamoah per Alex Sandro. Rincon per Khedira. Dani Alves per Lichtsteiner. Rugani per Chiellini. Marchisio per Pjanic. Insomma si è capito subito che il Crotone andava onorato ma che non poteva rappresentare un problema per questa nuova Juve. Il campo ha confermato che si è vista una sola squadra. I bianconeri hanno gestito il pallone per il 79% del tempo totale, sfiorando il record assoluto di possesso palla. Troppo modesti i calabresi per poter impensierire la prima della classe, che da parte sua ha giocato ma non ha affondato con foga e ansia. È stato un buon test, un allenamento per continuare a provare gli schemi, o sperimentare nuove possibilità. Per far giocare chi aveva ancora pochi minuti nelle gambe come Pjaca, che ha trovato sulla destra un buon Mesbah ed è riuscito a giocare meglio sulla sinistra, fascia a lui più congeniale. Pjaca sarà pure un campioncino, lo deve però ancora dimostrare.

Meglio invece il tandem Dybala – Dani Alves, che insieme amano giocare di prima, fare il cosiddetto tiki-taka e far girare a vuoto gli avversari. Peccato mancasse Pjanic, perché altrimenti si sarebbero viste delle belle scintille su quella fascia. Lo stesso Alves ha giocato meglio quando si è trovato davanti la Joya. Prima ha solo cercato di strafare con lanci lunghi e poco precisi. Il brasiliano però deve ritrovare la condizione migliore dopo il lungo infortunio. Bene su tutti Higuain in forma strepitosa e pronto per l’imminente partita di Champions contro il Porto. Mandzukic invece  è il solito panzer che corre e gioca e questa volta ha trovato anche la gioia del gol. Di più non ci sarebbe da raccontare della gara. Il portiere bianconero è stato inoperoso e tutto si è risoto secondo copione. Qualche commentatore afferma che una Serie A di questo calibro non può continuare ad esistere e che bisognerebbe ridurla e farla tornare a 18 squadre. Cosa cambierebbe però non è chiaro. Dal girone cadetto arriverebbero comunque squadre poco e male attrezzate, che avrebbero vita difficile in un momento storico in cui non ci sono più gli equilibri di una volta. Oggi si vince investendo tanto sul mercato e rafforzando la squadra con i campioni. In Italia per il momento solo Juventus, Inter, Napoli e Roma possono fare questo. Milan, Lazio e Fiorentina sono ancora indietro, per cui a lungo andare – a meno di incidenti di percorso come è accaduto quest’anno all’Inter che ha dovuto cambiare allenatore – il tempo sarà galantuomo, e chi hga investito di più si troverà nelle posizioni superiori. Serve poco lamentarsi e ricordare i bei tempi andati. È la legge che ormai vige in Europa, dove in Spagna ci sono tre formazioni che contano. In Germania due. In Francia anche due. In Inghilterra quattro o cinque perché ci sono maggiori investimenti. Ma alla fine in testa si ritrovano solo le solite squadre.

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