Il trash televisivo senza fine

Il trash televisivo senza fine

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Chiuso il programma della Perego dopo la puntata di sabato scorso. Contenuti non in linea con il mandato della Tv pubblica. Nessuna scusa da parte degli autori e dei conduttori.

Roma, mercoledì 22 marzo 2017 – La Rai è in fondo un po’ lo specchio di questo Paese, dove c’è una classe di privilegiati che in nome della propria auto sussistenza si permette tutto e il contrario di tutto, senza freni inibitori e senza renderne conto a nessuno. Neanche alla propria legge morale che diceva Kant è in ciascuno di noi (o almeno dovrebbe essere). In Rai e in televisione l’auto sussistenza si concretizza nello share, nella percentuale di spettatori raggiunti che decreta il successo di un talk rispetto ad un altro. In nome dello share da anni si consumano sul piccolo schermo le più sordide nefandezze. E la Rai, che in quanto televisione pubblica, è pagata e sorretta da un canone che ormai andrebbe abolito, dovrebbe tenersi lontano da certi programmi pensati per un consumo voyeristico e finalizzato ad accaparrarsi più pubblico. La Rai, in quanto televisione di Stato dovrebbe invece puntare sulla formazione e sull’educazione dei cittadini. Niente di tutto questo è avvenuto nel programma di Paola Perego “Parliamone Sabato”, andato in onda nel pomeriggio di sabato scorso all’interno di un contenitore più vasto che è quello di La vita in diretta. Tema del giorno proposto dalla conduttrice ai suoi telespettatori: perché le donne dell’Est sono migliori di quelle italiane e perché gli italiani dovrebbero preferirle. Contenuti emersi: una sorta di decalogo apparentemente ad uso dei soli uomini, ma che invece strizzava l’occhiolino alle donne italiane. Il sottotesto era: cara ragazza italiana, se vuoi tenerti il tuo bel maschio italico evita di andare in giro in pigiama; sii sempre sexy e disponibile; non frignare e non mettere giù in broncio; perdona il tuo uomo se ogni tanto si concede delle scappatelle; bada alla casa e sollevalo da ogni responsabilità domestica. Insomma un vademecum per contrastare l’influenza delle donne dell’Est che stanno invadendo l’Italia dei cuori solitari e soprattutto stanno facendo piazza pulita tra le riserve di uomini del Bel Paese, lasciando poco o niente alle femmine nostrane.

Un manuale ad uso femminile che riporta indietro di 50 anni la bilancia dei rapporti tra i generi, confermando e conferendo all’uomo di nuovo un posto di primo piano all’interno della coppia. La donna in fondo deve solo sottomettersi e vivere felice. I vertici Rai, che non sapevano nulla e che non esercitano nessun controllo preventivo sulle trasmissioni a carattere nazionale che vanno in onda, hanno deciso di chiudere il programma. Anche a causa della sollevazione di tante cittadine e cittadini sui social, a trasmissione in corso o appena terminata. Per il momento quindi il talk è sospeso e il torto fatto alle femmine italiane riparato. Viene però da chiedersi chi ha ideato i contenuti del programma? Possibile che gli autori non abbiano pensato a quale disgrazia andavano incontro nel presentare una tale idiozia? Offensiva per la morale pubblica non solo delle donne italiane, ma delle donne in generale, siano esse dell’est o dell’ovest. La stessa conduttrice non ha avuto dubbi o remore in proposito? E poi verrebbe anche da chiedersi, ma quanti altri contenuti assurdi, offensivi e poco educativi saranno stati trattati nelle precedenti puntate di “Parliamone Sabato”, che non hanno mai superato l’asticella del buon gusto o della pubblica offesa e quindi non hanno mai fatto scalpore? Quanti di questi contenuti sono stati assimilati, magari anche lasciando dietro di sé un senso di incertezza e di amarezza, ma diventando luoghi comuni, accettabili come fossero acqua potabile? In fondo se lo dice la televisione è quasi come fosse vero.

La domanda quindi è: la televisione pubblica italiana è autorizzata a richiedere a tutti i possessori di un apparecchio televisivo di pagare una tassa annuale per poi trasmettere queste sciocchezze? Se sono questi i contenuti che devono passare, simili o peggiori di una qualsiasi altra televisione commerciale, senza che un filtro etico si frapponga tra autori e spettatori, direi che la risposta è scontata. È un chiaro no!

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