Juve, tre punti anche con il Pescara

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La doppietta di Higuain, la terza consecutiva in Italia, regalano altri punti importanti in chiave Scudetto. In campo tutti i big bianconeri. Bene il Pescara di Zeman che fa meglio del Barcellona, ma soccombe

Roma, domenica 16 aprile 2017 – Il Barcellona non distrae la Juventus dalla sua marcia verso il 6° scudetto consecutivo. Contro il Pescara di Zeman, ultimo in classifica, i bianconeri non hanno cedimenti e distrazioni. La lezione contro Inter e Genoa è stata ben assimilata. Due delle quattro sconfitte rimediate dalla Signora nel torneo arrivarono dopo una gara di Champions League, quando la tensione era bassa e i giocatori scarichi. Nel momento clou della stagione però Allegri ha saputo motivare i suoi e tenere la guardia alta, anche se dopo una grande squadra come il Barcellona arriva l’ultima della classe. Che però ha saputo fare meglio dei catalani, come ha giustamente ricordato Zeman al termine della gara. La Juventus vince per 2-0 con un’altra doppietta di Higuain, che mette a segno le reti entrambe nel primo tempo. Il Pescara però applica un bel gioco, non solo negli schemi di attacco e questa è una bella notizia. Anche il reparto arretrato è ben organizzato e non sembra lasciare troppo spazio alle giocate delle furie bianconere, che si ripresentano in campo quasi in formazione completa. In Avanti Allegri non rischia. Bisogna vincere a tutti i costi e sperare che la Roma abbia un mezzo passo falso contro l’Atalanta (cosa che puntualmente avviene). Dietro qualcuno può tirare il fiato. Ecco che sulla destra c’è Lichsteiner al posto di Dani Alves. Al centro Barzagli e Rugani. Sulla sinistra Asamoah. In mezzo Marchisio prende il posto di Khedira, che si può riposare. Per il resto gli altri fanno tutti gli straordinari, almeno fino a quando la gara non è al sicuro. I gol arrivano presto per fortuna, ma arrivano un po’ per caso o per gli strappi di alcuni giocatori. La prima rete del Pipita è propiziata da Cuadrado, che prima lascia partire in gran fendente dalla destra, respinto con affanno dal portiere di casa, e poi sulla stessa respinta anticipa il difensore che era in vantaggio, riuscendo ad appoggiare al centro per Higuain. L’attaccante a porta vuota non ha dovuto fare altro che spingere la palla in rete.

Bene il gol, ma nato da un doppio errore della difesa pescarese e soprattutto dalla mancanza di concentrazione, anche se scaturito in maniera un po’ fortuita, soprattutto nell’appoggio al centro di Cuadrado a Higuain, con la palla che gli è rimasta per fortuna tra i piedi. La stessa cosa si può dire del secondo gol del numero 9 bianconero. Su un bel cross di Pjanic, Mandzukic ha servito al volko di testa in area una bella palla al Pipita, favorito da una carambola che ha messo fuori gioco il difensore avversario. Bravo Higuain ad intuire dove sarebbe schizzata la palla nonostante la deviazione fortuita e bravo ad arrivarci prima del portiere, ma ancora una volta la fortuna ha appoggiato i bianconeri e sfavorito gli uomini di Zeman. Si dice questo non per togliere meriti ad Allegri e alla Juventus, ma per darne semmai alla squadra di casa e al tecnico boemo, che in effetti ha fatto meglio del Barcellona. Prendendo meno gol e meno limpidi di quelli incassati dai blaugrana. Il Pescara, come il Chievo ha impostato una buona gara e nel secondo tempo non ha più rischiato. Non offeso, ma a Zeman mancavano due attaccanti per infortunio. Di nuovo però i movimenti difensivi e quelli di centrocampo e di attacco non sono stati male. Al contrario. La differenza sta però negli uomini in campo. Qualità troppo distanti per tecnica, agonismo e concentrazione. Zeman però si meriterebbe di continuare l’avventura sulla panchina del Pescara anche il prossimo anno in B. La Juventus invece esce vincente cokme era prevedibile da un campo facile facile e vede anche aumentare il suo vantaggio con la Roma, il cui pareggio in casa con l’Atalanta di Gasperini la fa ripiombare a -8. A questo punto, a sei partite dalla fine, sembra difficile non dare per scontato che la Juventus si laureerà di nuovo campione d’Italia. Altro merito di Allegri, che in effetti aveva la squadra più forte, ma che comunque bisognava metterla in campo e guidarla con accortezza, cosa che ha fatto con grande bravura.

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