La prima volta di Lino Banfi

La prima volta di Lino Banfi

  • Print
  • Add to Favorites

E’ grazie a Franco e Ciccio che Lino Banfi è entrato nel mondo del cinema come comparsa. Con il regista Lucio Fulci le prime piccole prove d’autore.

Roma, sabato 10 febbraio 2018 – Anche per un grande attore gli inizi e la gavetta sono sempre difficili. Farsi conoscere, farsi apprezzare e incominciare ad affermarsi richiede di possedere grandi doti e capacità. Ossia il talento. Oggi si direbbe l’x factor. Ma ci vogliono anche costanza, applicazione, sofferenza e molto fortuna. Per Lino Banfi, al secolo Pasquale Zagaria, un attore amato e stimato dal grande pubblico non fu diverso. Anzi rivederlo oggi in alcune sue apparizioni da sconosciuto caratterista fa sorridere e anche riflettere.

La sua vera prima volta è ne I due evasi di Sing Sing, film del 1964, diretto da Lucio Fulci. La sua è una parte di una sola inquadratura, il lavoro di una posa, che nel gergo cinematografico vuol dire di una sola giornata. “Io ero molto amico di Ciccio. Andai a trovarlo alla De Paolis, dove giravano un film di Fulci, e lì mi fecero fare la prima posa cinematografica”, ha confessato l’attore in un libro dedicato a Franco e Ciccio (.

Quando appare, il film è in un momento topico. Franco per un malaugurato caso si dimostra abile nel pugilato e diventa “Frankie La Belva”: campione di boxe grazie a gare truccate a sua insaputa. Nella gara per il titolo i gangster decidono di far perdere Frankie La Belva e incassare una grande somma di denaro. L’avversario alla seconda ripresa dovrà ucciderlo. Prima che Franco salga sul ring entrano nel camerino alcuni personaggi che per gradi svelano la trappola in cui sono stati attirati i due cugini. Uno di questi è Lino Banfi, al quale il copione non assegna un nome.

Si capisce che deve essere un amico di Franco Bacalone, ma che deve anche fare parte del giro delle gare truccate. Si avvicina e parla solo a Ciccio, che sarebbe l’allenatore. La sua presenza consente a Franco Franchi di eseguire le sue divertenti mimiche facciali e di aggiungere un tassello allo svelamento della verità. È vestito con un dolcevita nero e la telecamera, nel cui campo devono entrare i tre, lo riprende dal busto in su. La sua battuta è breve. “Ecco la dentiera di Frankie la Belva”, dice. – “Grazie”, risponde Ciccio. – “Poi quando tutto sarà finito la vorrei come ricordo, ci tengo. Lui mi voleva bene, mi stimava molto. Tu che eri suo cugino mi fai la cortesia di darmela? Ci tengo… Grazie”. E se ne va con una ridicola smorfia di dolore che diverrà famosa nei futuri film. In tutto la sua partecipazione dura meno di 30 secondi.

Non si rivolge mai a Franco per aumentare l’aspetto comico della situazione, visto che del diretto interessato si parla in terza persona e al passato. In questa posa Banfi recita con una lieve inflessione meridionale. Non troppo marcata e rientra nell’atmosfera generale della pellicola, che prende in giro i film americani sui mafiosi di origine italiana, secondo clichè assimilati anche dal pubblico.

Il film sarà ricordato con molto piacere dal regista forse come uno dei suoi migliori dei circa venti diretti con il duo. “Quello che preferisco è I due evasi di Sing Sing, e un altro che mi piace molto, perché molto pulito, molto carino, è Come svaligiammo la Banca d’Italia”. La pellicola tra l’altro farà record di incassi: “I due evasi di Sing Sing guadagnò, nel 1964, un miliardo! E il biglietto costava allora dalle tre alle seicento lire, mi pare”.

0 Commenti

I commenti sono bloccati