Camera al M5S, Senato a FI

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Sono Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, il primo espressione del Movimento Cinque Stelle, l’altra di Forza Italia, i due nuovi Presidenti delle Camere

Alla fine trovata la quadra dei Presidenti di Camera e Senato, sembra che il Movimento Cinque Stelle sia destinato a fare un Governo con il Centro destra, ossia con Berlusconi, visto che il Partito Democratico continua ad osteggiare un qualsiasi confronto con le forze che hanno vinto le elezioni. Insomma tra Di Maio e Salvini ci sarà anche il partito di Berlusconi, il cui capo resterà defilato a guidare le redini, a mettere toppe a giocare al gioco delle tre carte. Romani è qui, Romani è qua. Dov’è adesso Romani? Non c’è più ma al suo posto l’ha spuntata Maria Elisabetta Alberti Casellati. Fedelissima della prima ora al pari di Romani. Sono comunque uomini intercambiabili pezzi di un’unica strategia del mantenimento del potere. Che si può conservare per interposta persona. Basta avere qualcuno che sia al posto giusto. Quindi chi ha annunciato a titoli cubitali che l’elezione alla Camera Alta di un esponente di Forza Italia è stata una vittoria dei Cinque Stelle e soprattutto della strategia di Salvini di sterilizzare il partito di B. sbaglia. È stata una vittoria di Berlusconi, che certamente sta cercando di rendere potabile Forza Italia.

La cosa curiosa è che il Movimento Cinque Stelle, che nel 2013 aveva rifiutato di sostenere un Governo Bersani in nome di una purezza ideologica di fondo, oggi si trova a dover dialogare e sporcarsi le mani con un alleato come Berlusconi. E con la Lega di Salvini, nelle cui file – va ricordato – sono stati eletti alcuni personaggi che erano comunque legati a Forza Italia. Non dimentichiamo infine che nel Centro destra c’è anche un partito come Fratelli d’Italia che porta con se i vari La Russa e Alemanno, i quali non agiranno in prima persona ma per interposta, mettendo nelle prime file i propri figliocci politici, per rendere ancora una volta potabile al Movimento Cinque Stelle l’alleanza che, in quanto tale, richiederà e pretenderà alcune poltrone. Quelle stesse poltrone che dovranno essere assegnate nelle Commissioni e giù per li rami del Parlamento nei vari Ministeri. Perché è vero che c’è un Ministro a presiedere; ma ci sono anche i Sottosegretari. E le commissioni parlamentari. E molto altro ancora come le Fondazioni, la Rai, le banche, gli Organi di vigilanza, gli asset strategici come l’Eni, le Poste e via dicendo.

Insomma la partita del Governo sarà interessante vederla giocare per quei partiti che sono stati messi in Minoranza dalle elezioni, o perché rivendicano a gran voce il ruolo dell’Opposizione. Per ritrovare una verginità politica che hanno perso inseguendo un idea di centro assai nociva perché distante dai valori della base. Al momento il dibattito interno nel Movimento Cinque Stelle non c’è. C’è tra la gente. Tra chi provenendo da esperienze e ideologie di sinistra si è gettato nel magma del Movimento per un bisogno di onestà e di purezza e di un fare rivolto ai cittadini e alla società; e non autoreferente o referente di grandi gruppi e lobby. Lì la delusione è più cocente. Così come lo era stato nel 2013 sapere che i tanti voti assegnati ai Grillini sarebbero stati congelati per tutta la Legislatura. I vertici del Partito di Grillo, che però si chiama fuori e lascia le decisioni a Casaleggio e Di Maio, sono quelle di verificare la famosa “convergenza parallela” con il Centro destra, sperando appunto che sia potabile. Del resto Roma è stata il laboratorio per vedere quanta sintonia ci fosse tra i due schieramenti e, soprattutto, quanta emorragia di voti di sinistra e se il movimento avesse potuto drenare questa emorragia. Così è stato. Il Movimento ha saputo limitare le fuoriuscite di chi si era avvicinato da sinistra ai Cinque Stelle, perché non rappresentato dalle politiche del Pd e dal suo abbraccio con Forza Italia. Per il momento c’è fiducia, speranza e attesa nelle strategie di Di Maio. Presto toccherà a lui far capire le reali intenzioni del Movimento e le sue capacità politiche. Non si può sempre aspettare sulla riva che passino i cadaveri. Anche se la strategia di entrambi gli schieramenti che hanno vinto le elezioni appare questa: aspettare che l’altro faccia la prima vera mossa.

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