Governo, il rebus continua

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Dopi il primo giro di consultazioni i veti incrociati tra Salvini e Di Maio, complice Berlusconi, non sembrano portare chiarezza. Mentre il Pd si dichiara sempre più aventinista. Per il momento

Roma, lunedì 9 aprile 2018 – Il rebus continua, e anzi si infittisce, dopo il primo giro di consultazioni al Quirinale, che ha visto tutte le forze politiche salire al Colle. Quasi tutti a piedi dopo la performance del Presidente Fico, come se adesso per arginare e riprendersi i voti che sono stati fagocitati dai grillini, bisognasse per forza ripetere quello che fanno. Forse basterebbe dare maggiore credito ai sondaggi. Oppure porre domande diverse alle persone che si sottopongono a quei sondaggi. O forse fare le stesse domande a altre persone. Ripetere gli stessi gesti formali e informali dei grillini, per dare l’idea di esserne sulle tracce e di muoversi in sintonia con le loro idee, non è un buon modo di fare politica. Ad ogni modo, il percorso che porterà – forse – alla formazione di un governo è ancora arduo e lontano. La prima cosa da registrare della settimana passata è l’apertura di Di Maio nei confronti del Partito Democratico, a cui aspirerebbe volentieri il Movimento per fare un accordo di programma, ma senza Renzi e i renziani (cosa difficile visto che ha occupato manu militari il Partito). Dal canto suo Martina, il reggente pro tempore del Pd, non ha fatto sostanziali passi in direzione dei Cinque Stelle. Quindi i Democrat rimangono ancora sull’Aventino, ovvero all’opposizione, essendo stati puniti dagli elettori. Sarebbe davvero utile capire chi è stato punito però dagli elettori, se Renzi e la sua governance, oppure il Partito Democratico in quanto partito. Va da sé però che siccome l’uno (leggi il partito) in questi tre anni e mezzo è stato esattamente il riflesso dell’altro (leggi Renzi), è chiaro che la punizione l’hanno data all’ex Segreatario, che da dietro le quinte ancora manovra per bloccare un compromesso che di storico avrebbe il fatto di mettere fuori dai giochi definitivamente Berlusconi.

Per il resto si registra la nuova e più chiara posizione di Di Maio nei confronti di Berlusconi. Un no a chiare lettere. Il Movimento può fare un accordo con Salvini e magari anche con la Meloni, ma senza il patron di Arcore. Quindi dopo aver avuto la forza di eleggere insieme a Salvini la Casellati come primo Presidente donna della Camera Alta, ossia un esponente di Forza Italia tra i più fedeli a Berlusconi, ha avuto un moto di ripensamento e ha deciso che il Governo non si farà con l’ex Cavaliere. Quindi la scelta è con il solo Salvini e magari alcuni voti a sostegno di questa soluzione potrebbero arrivare da sinistra, da chi nel Partito Democratico e da chi tra gli eletti nelle file di Leu ci sta. In questo momento insomma la partita è confusa e dopo i veti incrociati abbastanza bloccata. Il Centro destra infatti apparentemente esce ancora più unito dopo il summit di ieri. Mentre la grigliata nella villa di Casaleggio a Ivrea, sempre di ieri (tanto per entrare nei nuovi luoghi del potere grillino), ha messo in evidenza quello che già si sapeva, la base non ne vuole sapere di fare accordi con Berlusconi e quindi i capi in un modo o nell’altro si devono adeguare. Però sono loro stessi che hanno portato ad un groviglio inestricabile la politica italiana. Nel 2013 hanno rifiutato la proposta di Bersani di fare assieme un Governo per il bene dell’Italia a guida Partito Democratico con l’appoggio del Movimento Cinque Stelle. Da quel rifiuto è arrivato Renzi e una serie di politiche che hanno di fatto posto il Partito Democratico in continuazione con le politiche di destra, legato inestricabilmente con Forza Italia. L’accordo si ruppe con l’elezione di Mattarella.

Oggi è più probabile che alla fine Centro destra e Partito Democratico si ritrovino uniti nel prossimo governo del Paese, il che sarebbe un male, perché non farebbe altro che continuare le scelte retrograde dell’ultimo decennio. Eppure il naturale sbocco potrebbe essere questo se Di Maio non riuscirà ad offrire una valida alternativa a Salvini, oppure a quella parte del Partito Democratico che guarda oltre Renzi e che non vedrebbe così destabilizzante un Governo insieme ai Cinque Stelle. L’Assemblea nazionale del Pd, prevista per la fine di aprile, potrebbe offrire nuove aperture a Di Maio. Si tratta solo di aspettare.

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