Governo deresponsabile

Governo deresponsabile

  • Print
  • Add to Favorites

Cinque Stelle e Lega si rivolgeranno alla base per certificare il contratto di governo. Solo dopo potrà partire un esecutivo giallo verde. Un modo per deresponsabilizzarsi o trovare una via di fuga onorevole

Roma, martedì 15 maggio 2018 – Non si capisce se e quando si potrà formare il Governo giallo verde, ossia l’Esecutivo a guida Movimento Cinque Stelle e Lega, ma una cosa è certa, dopo che si saranno accordati sui venti-trenta punti di programma, sia i leghisti che i pentastellati si rivolgeranno ai propri elettori per un’approvazione finale. Siamo nella Terza Repubblica. La repubblica in cui i membri del Parlamento, eletti secondo una legge proporzionale e che nel rispetto della democrazia rappresentativa, dovrebbero trovare la quadra alla Camera e al Senato, tornano di nuovo davanti agli “elettori”, alla base, per farsi approvare le modifiche al programma. Una sciocchezza perché è la Costituzione a prevedere che il Governo venga varato dagli eletti in Parlamento e che questi, dovendosi accordare tra loro, trovino dei compromessi sui programmi. La purezza e la ortodossia di questi due movimenti politici, che aspirano a non essere partiti politici ma che di fatto lo sono, vorrebbero salvare le apparenze. Questo vale di più per il Movimento Cinque Stelle, che da sempre ha detto che non avrebbe fatto accordi con nessuno e che nei sogni più intimi e segreti avrebbe voluto andare al governo da solo. Vale un po’ meno per la Lega, che da sempre ha fatto compromessi, ora con Berlusconi, ora con i Ds di D’Alema – senza dimenticare l’alleanza di Salvini con Forza Italia e Fratelli d’Italia -, ma che adesso non vuole essere da meno nel seguire Di Maio, in una sorta di legittimazione dei compromessi (leggasi tagli) operati sul programma.

E in che modo avverrebbe questo incontro con la propria base? Per i Pentastellati è facile prevedere l’uso o il ricorso del voto elettronico sulla piattaforma Rousseau. Basteranno così circa centomila persone per far gridare ai vertici che la base è con loro, anche se il 4 marzo sono stati 11 milioni gli italiani che li hanno votati. Insomma uno scherzo. La stessa cosa avverrà per la Lega, che però molto più legata ai suoi inizi di movimento popolare, scenderà in piazza con i gazebo. Anche in questo caso sarà un ascolto molto d’opinione e poco di ragione, con i militanti stretti a cuscinetto a dire la loro. Ma su cosa? È possibile credere che una volta che i due movimenti abbiano faticato a raggiungere un accordo sul programma, possano rischiare di buttare via tutto, lasciando che la base esprima la sua opinione? Difficile e poco credibile. La mossa di una consultazione della base per veder certificato l’accordo, che in quanto tale deve necessariamente giungere a dei compromessi, è un espediente per salvare la faccia. Una mossa propagandistica per votare temi che non sono i propri e che in alcuni casi andranno contro i propri ideali. Un modo per deresponsabilizzare le proprie azioni. Governare però vuol dire entrare in contatto con la realtà e questa non si può piegare a seconda dei propri sogni o dei propri voleri. Se i soldi non ci sono per fare la flax tax e il reddito di cittadinanza, uno dei due dovrà saltare. Questa è la realtà.

Se la base mi autorizza ad andare avanti comunque, nonostante il contratto di governo non preveda l’adozione della flax tax o del reddito di cittadinanza, io vado avanti e sono deresponsabilizzato e anzi rimango puro e vergine. Solo che l’ok dovrebbe venire dalla maggioranza dei sostenitori delle due liste. Dalla maggioranza del 32% dei votanti pentastellati e dalla maggioranza del 17% circa dei votanti leghisti. Altrimenti rimane, anzi è solo propaganda. Un espediente per provare a salvare la faccia in un Esecutivo che sarà a forte rischio fin dall’inizio. Il ricorso alla base però consentirà anche un’onorevole via di fuga nel caso che, dopo tutta questa lunga serie di incontri, le due forze politiche non riuscissero a trovare un vero punto di incontro. Sempre e comunque un modo per deresponsabilizzare le proprie azioni, in quanto questa lunga trattativa potrebbe portarli a perdere consenso in caso di fallimento, dopo aver annunciato a gran voce la possibile nascita di un governo dei cittadini («stiamo per fare la storia», qualcuno ha detto pubblicamente) e aver che tenga conto delle proprie reali esigenze. Comunque vadano le cose questo bagno di realtà porterà sulla terra entrambi i movimenti.

0 Commenti

I commenti sono bloccati