Se solo fosse sale: storie di coscienza

Se solo fosse sale: storie di coscienza

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Femminicidio, violenza domestica e psicologica, cultura del possesso e della sopraffazione in scena al Teatro Stanze Segrete. Perché la coscienza quando si parla di rapporto uomo/donna diventa vitale e qui il susseguirsi di domande la fanno da padrone insieme al bisogno di un’idea sana dell’amore.

Roma, Giovedì 17 maggio 2018 – Il sale ha sempre avuto il compito di conservare; i nostri avi sono sempre stati dei creativi nel trovare soluzioni ai problemi di conservazione. Ecco, lo spettacolo “se solo fosse sale” curato da Barbara Porta, andato in scena dall’8 al 13 maggio al Teatro Stanze Segrete, della durata di 90 min è un po’ così: creazione e conservazione sacrale.

I temi affrontati sono il femminicidio, la violenza domestica e psicologica, la cultura del possesso e della sopraffazione. In un susseguirsi di gesti e confessioni visibili e invisibili, si delineano i caratteri di una realtà sempre sotto i nostri occhi, ma che fatichiamo a riconoscere per amore. Cos’è una coppia che non dialoga e che non sa ritrovarsi in carezze e parole sussurrate all’orecchio? Semplice, due corpi che hanno perso la voglia di capirsi, ma soprattutto di prenderne coscienza.

Si, perché la coscienza quando si parla di rapporto uomo/donna diventa vitale e qui il susseguirsi di domande la fanno da padrone. Grazie alle suggestive performance di 4 attrici (Licia Amendola, Maurizia Grossi, Eliana Lupo, Barbara Porta) e di 2 “uomini soli” (Antonio Fazzini e Gregorio Valenti), con una scenografia essenziale che rimanda al contemporary, questa presa di coscienza viene fuori nelle storie e negli sguardi che riescono a scavare nel profondo di un animo disamato/disarmato e nel senso di colpa.

Cosi, in un salotto/teatro bianco, dove gli specchi diventano riflesso di un sé inesplorato, insieme al pubblico anch’esso scenario di un open space dal gusto familiare retrò, fra monologhi persi nel vuoto, dialoghi a sguardi truci che richiamano all’attenzione, proiezioni che inducono a riflettere e canzoni urlate di getto (eseguite live da Fabio Pratesi, Daniele Lombardi, Gisella Rocca), gli attori ci guidano in un viaggio inaccettabile agli occhi dei più e forse anche ai loro stessi, ma da inabissare in un patto di sale con la propria coscienza e che porta lo spettatore a non staccare mai lo sguardo, a riflettere. Diretta e introspettiva, la scrittura rivela il bisogno di restituire l’idea sana dell’amore e di libertà anche sui passi di modern dance di Teresa Farella.

Marirosa Fedele

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