Il riso amaro di The Moon is desert

Il riso amaro di The Moon is desert

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Lo spettacolo, 1° classificato al concorso Corti Teatrali del Teatro lo Spazio 2017, è prodotto da Movimento Comico. Quello che accade sul palco è un racconto di teatro nel teatro, forse neanche troppo originale, con i due non clown – senza parrucca e naso rosso – che aspirano a diventare dei veri attori

Roma, venerdì 25 maggio 2018 – Due giovani attori dall’aspetto un po’ clownesco, un’ambientazione spaziale e due responsabili di scena disfattisti, sono gli ingredienti di The Moon is desert di Fabio Cicchiello, rappresentato sul palco del Teatro Lo Spazio di Roma dal 18 al 20 maggio. Lo spettacolo è prodotto da Movimento Comico, scuola creata nel 2011 da Fabio Cicchiello e Anna Rizzi, con lo scopo di diffondere l’arte della comicità a teatro attraverso l’antica, quanto intramontabile, figura del clown.

Di clownesco i protagonisti, interpretati da Luca Refrigeri e Daniele Dosideo D’arcangelo, hanno solo l’andamento saltellante e le poche parole, che sono sostituite da versi e gestualità rivolte anche al pubblico. Inscenando un crescendo di situazioni paradossali, cercano di realizzare il sogno di recitare sulla luna, dovendo vedersela con gli scherni di un direttore di teatro esibizionista (Corrado Zizzo) che ruba loro la scena, accompagnato da un’assistente innamorata (Katiuscia Rossi) che lo segue in ogni buffa mossa, compresi dei balletti poco sincronizzati. Come sottofondo troviamo la musica dello stereo di casa, maneggiato dagli attori tra una scena e l’altra.

Quello che accade sul palco è un racconto di teatro nel teatro, forse neanche troppo originale, con i due non clown – senza parrucca e naso rosso – che aspirano a diventare dei veri attori, anche se si ritrovano a dover affrontare le difficoltà dell’essere squattrinati e di non avere nessuno che creda nel loro successo. “Il futuro sono le feste di compleanno” è la frase pronunciata dal direttore, che si riferisce al destino dei due sventurati saltimbanchi, quando si presenta a fine spettacolo con il conto dell’affitto della sala, ma anche al suo di destino, perché sogna anche lui di fare l’attore. Le parti degli interpreti sono realisticamente espressione del loro vissuto, in quanto comici, attori e clown.

Il finale rattrista tutti gli spettatori, poco prima divertiti e intenti a diffondere in sala acute risate. Ma la platea è piena, segno del successo di Fabio Cicchiello e del suo progetto di Movimento Comico. In fondo, la storia raccontata ci ricorda che comicità e dramma sono in sincronia, perché dietro alla figura del comico c’è sempre l’uomo che, con tutti i suoi successi e insuccessi, cerca con ostinazione la realizzazione personale, e spesso finisce con l’imbattersi in un triste fallimento.

Laura Marti

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