Interesse pubblico

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Autostrade per l’Italia, controllata da Atlantia, si era ripagata dei costi delle concessioni già dalla fine degli anni 90. Indiscriminati e immotivati parte degli extraprofitti, scaricati sui cittadini, per il Ministro Toninelli

Roma, martedì 28 agosto 2018 – «Questo Governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni, valutando di volta in volta l’interesse pubblico», ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli in audizione alle commissioni riunite VIII di Camera e Senato, per riferire in seguito al crollo del Ponte Morandi a Genova. Interesse pubblico è finalmente una parola che torna ad affacciarsi nell’agenda politica italiana, anche se per il momento solo come tensione etica ideale per l’azione di governo. È comunque un buon segno, perché lentamente negli ultimi 20 anni, di cui dodici a guida centrodestra (con la Lega ben insediata nei banchi del Governo) e otto a guida centrosinistra, questa tensione verso l’interesse pubblico si era di molto affievolita. In tema di concessioni, di libera concorrenza, all’interno del sistema bancario e nelle commesse pubbliche. Tensione al bene pubblico è venuta meno anche nelle Regioni e nei comuni. Sentire parlare adesso di interesse pubblico, fa piacere e fa sperare.

Solo per rimanere al caso Autostrade per l’Italia, è chiaro che – se come sembrerebbe dalle prime analisi sulla concessione, finalmente pubblicata per intero – la società avesse beneficiato di aumenti annui dei pedaggi autostradali superiori a quelli inizialmente previsti (si parla di 1,5% contro lo 0,5% concordato), dopo comunque essere rientrati dall’investimento fatto, questa si potrebbe definire un appropriazione indebita nei confronti degli utenti. Quindi contro l’interesse pubblico. Anche il sistema di affidi delle manutenzioni senza appalti, se confermato, andrebbe contro l’interesse pubblico, perché non essendoci gara non ci sarebbe stata quella corsa al ribasso dei servizi offerti. Un modo per giustificare gli aumenti delle tariffe o semmai l’aggiunta di nuove sui pedaggi. E sembrerebbe appunto che maggiorazioni intorno all’1,7% annuo siano state applicate dal gestore della concessione.

Tutto questo a discapito degli utenti delle autostrade, ma anche di tutti in consumatori. Visto che il trasporto delle merci in Italia di prevalenza è su gomma, lo scatto ogni 1 gennaio di tariffe maggiorate oltre il dovuto ha comportato un aumento dei costi di trasporto oltre il dovuto e di conseguenza di aumenti oltre il dovuto, scaricando i costi sul consumatore finale. Tutto è strettamente collegato e le anomalie vengono poi ridistribuite con buona pace dell’interesse pubblico. Il Ministro Toninelli ha anche aggiunto in sede di Commissioni riunite: «Il capitale investito dalla maggior parte delle concessionarie era già stato ampiamente ammortizzato e remunerato, tra la metà e la fine degli anni ’90. Pertanto, le tariffe avrebbero potuto essere drasticamente ridotte di una montagna di extraprofitti, di cui hanno beneficiato le società concessionarie a discapito dei cittadini che hanno visto aumentare il costo dei pedaggi». E della vita in generale va aggiunto. A vigilare su queste pratiche e a garantire l’interesse pubblico avrebbe dovuto essere il Governo italiano. Ieri sembrerebbe essersene fatto carico il Ministro Toninelli. Vedremo se il nuovo Esecutivo metterà davvero al centro della sua azione l’interesse dei cittadini italiani. Che è anche quello di rimanere in Europa.

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