Se lo Stato scende in piazza

Se lo Stato scende in piazza

  • Print
  • Add to Favorites

La piazza virtuale dei social è comunque una piazza reale e se il Governo fa saltare il garbo e il riserbo istituzionale e scende in piazza di fatto fa saltare anche la Costituzione

Roma, venerdì 31 agosto 2018 – «È incredibile sentir parlare #Autostrade di “puntuale adempimento degli obblighi” dopo una tragedia con 43 morti, 9 feriti, centinaia di sfollati e imprese in ginocchio. Siamo all’indecenza. Rimetteremo le cose a posto e ridaremo sicurezza e servizi ai cittadini che viaggiano». È la risposta del Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, apparsa oggi su Twitter, alla nota di Autostrade che al termine del consiglio di amministrazione della società si è dichiarata convinta di aver rispettato gli obblighi prescritti dalla concessione che la lega al Ministero delle Infrastrutture, anche per quanto riguarda il tratto genovese del Ponte Moranti.

Il Vice Premier Luigi Di Maio si è affrettato a doppiare le dichiarazioni del collega di partito e di governo, scrivendo un post su facebook: «Autostrade dice di aver fatto “un puntuale adempimento degli obblighi concessori” previsti dalla convenzione con lo Stato. Me la sono riletta tutta attentamente. Far crollare il ponte causando 43 morti non era nel contratto. Dai Benetton ci aspettiamo solo le scuse e i soldi per la ricostruzione del ponte, che non faranno loro. Per il resto consiglio ad Autostrade di tacere… Gli italiani non ne possono più delle loro dichiarazioni fuori luogo», postando lo screenshot (l’immagine) del tweet di Toninelli.

Un modo molto poco istituzionale di rispondere, per due esponenti di Governo. Forse non è chiaro, ma rilasciando queste enfatiche dichiarazioni ai social, è come se i due Ministri si fossero sbrigati a ascendere le scale dei rispettivi ministeri e si fossero messi a urlare per strada a 4.780 persone (Di Maio) e a 1.542 persone (Toninelli), tanti sono stati i like raccolti dai post dei due nel primo pomeriggio – ma certamente altri a fine giornata ne riceveranno e nei prossimi giorni. Un modo molto sui generis di affrontare una controversia legale con Autostrade per L’Italia per il ritiro della concessione o di tutte le concessioni della rete stradale a pagamento.

L’idea potrebbe anche essere giusta in via di principio, anzi forse lo è. Sbagliato è il modo di agire come uomini di Stato e di Governo. Parlare di indecenza e di parole incredibili. Fare del sarcasmo sul fatto che tra gli obblighi concessori non era previsto quello di far crollare il ponte, questo sì che ha dell’inaudito e del puerile. Non si vorrà credere e far credere che Autostrade abbia deliberatamente fatto crollare il ponte! Finisce solo per eccitare le masse, indicando un “nemico”, senza dare peraltro le necessarie spiegazioni istituzionali. Finisce inoltre per spaccare ulteriormente il Paese tra le diverse componenti che ne fanno parte. Ci saranno delle indagini. Ci sarà un processo. Interverrà la Magistratura e ci sarà, probabilmente, uno scontro legale per il ritiro delle concessioni. Anche lo Stato è soggetto alle proprie leggi.

Infiammare gli animi non serve. Dire di tacere non è democratico, perché la Costituzione sancisce la libertà di parola e di pensiero. Semmai servirà intervenire presto e bene sulla giustizia, accorciandone i tempi e riformando l’istituto dei tre gradi di giudizio. Forse sarebbe meglio che tutti venissero considerati colpevoli o innocenti dopo il primo grado, con le conseguenze civili o penali applicabili subito dopo tale giudizio. Questo costringerebbe a procedere al secondo grado solo in quei casi dove si ha la certezza di sanare il torto giudiziario subito. O lasciato impunito. Questo eliminerebbe molte cause in un sol colpo, accorcerebbe i tempi della giustizia e farebbe risparmiare denaro allo Stato e agli italiani. Difatti, tornando al nostro caso, quanto tempo ci vorrà per arrivare ad un giudizio definitivo sulla questione degli obblighi assolti e sul ritiro della concessione?

Un uomo di governo non accende le folle. Lavora nel diritto e per il diritto. Urlare forte dietro una dichiarazione di circostanza («convinti di aver rispettato gli obblighi prescritti») è una dimostrazione di debolezza. Va dimostrato carte alla mano che non abbiano rispettato gli obblighi prescritti. E la presunzione di innocenza deve valere per tutti. Inoltre lo Stato non può avversare a priori, e a prescindere da ogni attenta valutazione, componenti della propria comunità. Lo Stato deve far rispettare gli obblighi di Legge e punire l’illegalità. I ministri sono Stato e come tali dovrebbero comportarsi, altrimenti salta la forma Democrazia.

0 Commenti

I commenti sono bloccati